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La Banca del Mezzogiorno? Finanzia le imprese del Nord

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(Lettera Napoletana) Che fine ha fatto la Banca del Mezzogiorno? Condannato a morire di lento soffocamento dai banksters del governo Monti (v. Sud: Banca del Mezzogiorno, Passera getta la maschera, LN 53/12), l’Istituto di credito pensato, nel progetto originario dell’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, come strumento per finanziare le Pmi (piccole e medie imprese) del Sud, serve in realtà ad erogare prestiti alla Fiat ed all’industria di Stato (Ansaldo, Fincantieri).

La Bdm, controllata al 100% da Poste Italiane e presieduta dal suo amministratore delegato, Massimo Sarmi, ha approvato il bilancio 2012 (chiuso con un attivo di 7,1 milioni). A leggere le cifre, pubblicate dal supplemento economico del Corriere della Sera, si resta stupefatti: «dei 750 milioni di finanziamenti messi a budget (...) per quest’anno - solo 100-150 milioni sono destinati alle piccole e medie imprese (…); 400 milioni (il 53%) sono rivolti a circa 400 grandi imprese; e i restanti 200 milioni (il 27 %) sono per erogare mutui e prestiti con cessione del quinto dello stipendio ai dipendenti delle Poste» (Corriereconomia, 29.4.2013).

 

«Doveva essere la Mediobanca del Sud, ma ha allargato l’orizzonte dei finanziamenti alle grandi aziende sotto il Rubicone» scrive il Corriereconomia. Le “grandi aziende sotto il Rubicone”, però, non sono altro che le sedi distaccate delle grande imprese del Nord e dell’industria di Stato controllata da manager che rispondono ai partiti.

«Fra i contatti risultano Fiat (Pomigliano e Melfi), Ansaldo e Fincantieri: tutte ritenute campioni della ricerca e sviluppo e perciò meritevoli di credito di Stato…». Bloccati, ma solo per questioni tecniche, in base alla normativa sui rischi al vaglio della Banca d’Italia, i prestiti a Enel Greenpower (30 milioni) ed Enav (15 milioni). Alle Pmi meridionali sono rimasti gli spiccioli: il 20% del budget disponibile. Ma forse è ancora troppo e per la Bdm si progetta un ulteriore snaturamento.

La Cassa Depositi e Prestiti, controllata all’80% dal Ministero dell’Economia – ha anticipato lo stesso supplemento economico del Corriere della Sera – potrebbe rilevare il 30% o più della Banca del Mezzogiorno, per ottenere in questo modo la licenza bancaria e puntare al «nuovo business, i finanziamenti diretti e le garanzie alle imprese che vogliono internazionalizzarsi con il polo Sace-Simest, due nuove società controllate al 100% dalla Cassa depositi e prestiti». La prima dà garanzie sui prestiti alle aziende che esportano e ai loro clienti esteri; la seconda investe sul loro capitale. Entrambe le società “finirebbero così sotto lo stesso ombrello” (cfr. Corriereconomia, 6.5.2013).

Se il piano andrà in porto lo stravolgimento del progetto di una Banca destinata a finanziare le imprese del Sud, nell’unica regione d’Europa, il Sud d’Italia, de-bancarizzata, cioè priva di Istituti di credito di dimensioni rilevanti con direzione sul territorio, sarebbe completato. È noto che le aziende meridionali, penalizzate dalle diseconomie delle quali debbono farsi carico, esportano poco. A questo punto tutti i finanziamenti della “Banca del Mezzogiorno” sarebbero dirottati su aziende del Nord ed imprese di Stato. Intanto nessun interesse per il presente ed il futuro della Bdm continuano a mostrare i politici meridionali, da Vendola, a Crocetta, a Caldoro. E nessun interesse mostrano i meridionalisti a corrente alternata, pronti ad indignarsi solo se di mezzo c’è la Lega, ma muti e distratti quando si tratta di mettere a fuoco le responsabilità della classe politica del Sud. (LN64/13).

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