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Esiste una Prospettiva Euro Mediterranea?

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E' possibile oggi ipotizzare un'area di cooperazione tra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo, a fronte dei rivolgimenti politico-sociali afferenti all'area nord africana e all'evidente difficoltà dell'Unione Europea di stabilire contatti multilaterali con le diverse regioni?

La Cappella Pappacoda dell'Università degli Studi di Napoli L'Orientale ha ospitato il seminario sulla Prospettiva Euro Mediterranea. L'incontro- promosso dall'associazione Prospettiva Europea in partnership con le associazioni Orientale 05 e Step Europa, nell'ambito del ciclo di seminari "Verso Europa 2020"-

ha proposto il tema della cooperazione tra i paesi del bacino mediterraneo, a partire dall'origine storica delle relazioni interregionali fino agli attuali scenari geopolitici. Tra i relatori, il prof. Sergio Ventriglia, docente di Geografia Politica dell'Europa presso L'Orientale, il dott. Luca Forte, rappresentante di Smr (Osservatorio Mediterraneo e Statiche Territoriali), e la dott.ssa Lorena Matteo, presidente dell'associazione Noi@Europe.

Il dibattito parte da una premessa: è possibile oggi ipotizzare un'area di cooperazione tra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo, a fronte dei rivolgimenti politico-sociali afferenti all'area nord africana e all'evidente difficoltà dell'Unione Europea di stabilire contatti multilaterali con le diverse regioni? La risposta immediata sembra suggerire il mancato raggiungimento della condivisione interregionale sui diversi piani d'intervento, posta prima dal Partenariato tra l'Ue e i paesi del Mediterraneo (Pem) sorto in seguito alla Dichiarazione di Barcellona (1995), poi assunta nel 2008 dall'Unione per il Mediterraneo (UpM). Infatti gli obiettivi proposti durante il congresso di Barcellona concernono questioni tuttora irrisolte come le forme di cooperazione intergovernativa, la sicurezza, le relazioni socio-culturali ed economiche. A tal fine, la creazione di un'area di libero scambio euro-mediterraneo che si sarebbe dovuta realizzare entro il 2010 ha mostrato da un lato l'inerzia della politica europea nel proporre iniziative volte allo sviluppo economico-commerciale, dall'altro le endemiche divisioni dei paesi della sponda sud che hanno di fatto limitato tale progetto. Nonostante il dispiegamento di aiuti finanziari provenienti dal principale strumento finanziario istituito dall'Ue nel 1996, il Programma Meda, finalizzato all'investimento nelle aree dei paesi inclusi nel Pem, al quale contribuiscono anche la Banca europea per gli investimenti (Bei) e il Fondo Euro-Mediterraneo di Investimento e Partenariato (Femip), risultano utilizzati soltanto una parte dei fondi. Il probabile ritardo nella cooperazione e nelle attività di sviluppo è da rintracciare pertanto nel modello istituzionale prevalentemente scelto dalla sponda nord del Pem, ossia il modello bilaterale. L'interlocuzione tra l'Ue e uno dei paesi del bacino meridionale ha prodotto un allungamento dei tempi negli accordi tra gli Stati, conseguente alla mancata condivisione dei progetti inerenti all'intera area mediterranea. D'altronde la forma bilaterale continua ad essere lo strumento di comunicazione privilegiato anche della Politica europea di vicinato (Pev), nata nel 2004 in seguito all'allargamento dell'Unione ai paesi dell'Europa orientale e comprendente i paesi già parte del Pem. Nonostante l'individuazione delle aree d'intervento nella cooperazione tra i paesi membri della Pev, l'investimento finanziario di circa 12 miliardi di euro per il periodo 2007-2013 (si tratta dello Strumento Europeo di Vicinato e di Partenariato, Enpi), finora non ha prodotto concrete opere di incentivo allo sviluppo in particolare nei settori strategici dell'energia e della mediazione culturale. Si assiste dunque all'assenza di una strategia politica in grado di coniugare gli interessi economici con la prospettiva di una dimensione socio-culturale nella quale s'innesti un processo inclusivo delle eterogenee realtà che costellano il Mediterraneo. Infatti il filo conduttore del seminario ha focalizzato l'attenzione sulla necessità del dialogo tra le due sponde al centro del quale si pone il problema fondamentale della sicurezza. Il contesto attuale è caratterizzato da una ripresa del conflitto israelo-palestinese la cui recrudescenza rischia di compromettere l'obiettivo della creazione di un'area di pace e sicurezza, finalità precipua per lo sviluppo e la cooperazione interregionale. Nei prossimi giorni pertanto verrà conferito all'Ue il premio Nobel per la pace. Ora l'Europa è chiamata a sostenere questo difficile compito attraverso un'opera di condivisione d'intenti con i suoi vicini del Mediterraneo.

Loredana Orlando

 

 

 

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