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L’Europa in attesa del 12 settembre

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In attesa della sentenza da parte della Corte Federale tedesca sulla conformità del fondo salva-stati (Esm) alla propria Legge Fondamentale, prevista per il 12 settembre, continua a tenere banco il rapporto tra rigore di bilancio e crescita economica.

 

L’incontro romano tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier italiano Mario Monti, avvenuto lo scorso 29 agosto, ha sancito il sodalizio tra i due paesi con una significativa apertura di credito da parte della Merkel rispetto ai notevoli risultati raggiunti dall’esecutivo italiano in materia di rigore e stabilità finanziaria. Tuttavia, la politica dei tagli alla spending review apportata dal governo Monti se, da un lato, riscuote il plauso del gotha politico-finanziario europeo dall’altro, invece, non riesce a produrre un sostanziale passo in avanti verso l’auspicata crescita dell’economia italiana. I giudizi altalenanti delle maggiori banche d’affari e agenzie di rating internazionali (Goldman Sachs e Moody’s in primis) dimostrano ancora poca fiducia nei confronti dell’Italia. Infatti preoccupa il debito italiano che ammonta ad oltre 1.950 miliardi di euro, tanto da valutare la posizione dell’Italia ad un passo dalla tripla B, ossia vicina allo status di “junk”, spazzatura (agenzie di rating del 9 agosto). Giudizio forse affrettato, considerando le dichiarazioni positive da parte delle agenzie Moody’s e Ficht che promuovono l’azione e la credibilità del governo Monti (21 agosto). I pareri discordanti sullo stato dell’economia italiana riflettono, d’altra parte, la situazione d’impasse nella quale versa il sistema economico- produttivo del Belpaese. La cronaca delle ultime settimane dovrebbe imporre alla classe dirigente nostrana un’analisi sulle drammatiche vicende vissute dagli operai dei maggiori complessi industriali a rischio chiusura o licenziamenti. Non solo l’Ilva, ma anche la miniera del Sulcis e l’Alcoa, azienda produttrice di alluminio. Significativa, in tal senso, è apparsa la dichiarazione del ministro del lavoro Elsa Fornero al meeting di Comunione e Liberazione: «Meno tasse sul lavoro» (23 agosto). Un effettivo taglio delle imposte al sistema produttivo potrebbe restituire una boccata d’ossigeno all’economia reale in affanno. Invece, la spending review continua a muoversi sul terreno dei tagli ai servizi pubblici senza implementare le esigenze del rigore con la necessità della crescita.

Intanto, sul fronte continentale, la Banca centrale europea sta assumendo un ruolo fondamentale nelle decisioni economiche dell’Europa colmando il vuoto dell’unione bancaria tanto auspicata dagli Stati membri ma ancora di là da venire. Il governatore dalla Bce, Mario Draghi, ha più volte espresso la necessità di «acquistare i titoli di Stato per ridurre gli spread e per garantire la sopravvivenza dell’euro» (4 settembre). Draghi ribadisce che «la Bce non è un’istituzione politica, ma a volte servono misure eccezionali» (Die Zeit, 28 agosto). Quasi un monito ai falchi tedeschi, i quali vedono come un’ingerenza l’attivismo della Bce nelle politiche economiche della Ue. Invece la linea della Bce, il cui piano di salvataggio per i paesi deboli dell’Eurozona verrà discusso dal Consiglio direttivo del 6 settembre, è subordinata agli impegni già sottoscritti dai singoli governi con la Ue in materia di rispetto del rigore di bilancio. Infatti l’intervento annunciato sui titoli a breve scadenza (tre anni) rientra nell’ambito della politica monetaria volta a mantenere la pressione riformatrice sui paesi in difficoltà (compresi, stando alle ultime dichiarazioni, Italia e Spagna).

Dunque, si profila una settimana cruciale per la tenuta monetaria dell’euro in attesa di un definitivo assetto sul ruolo giocato dalle diverse pedine nello scacchiere Europa. La Corte Federale tedesca accoglierà il fondo salva stati preannunciando in tal modo l’unione bancaria tra gli stati membri (primo passo verso la costituzione degli Stati Uniti d’Europa) oppure decreterà la supremazia teutonica, inasprendo la lacerazione già in atto tra i paesi virtuosi e i paesi deboli? Al 12 settembre l’ardua sentenza.

Loredana Orlando

 

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