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Torna alle Regioni la competenza di 18 aree da disinquinare. Con quali conseguenze?

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Tra gli ex Sin La Maddalena e diverse aree campane, dal litorale domizio flegreo a quello vesuviano, passando per Pianura e il bacino del Sarno
La competenza del disinquinamento di 18 dei 57 Siti di interesse nazionale (Sin) da risanare passa dallo Stato alle Regioni, divenendo Siti di interesse regionale (Sir). Pur assicurando il mantenimento dei finanziamenti precedenti, nella nota del Ministero dell'Ambiente si legge l'intenzione di accelerare gli investimenti, accrescendo la vicinanza ai cittadini e alle esigenze locali e riducendo la burocrazia.

Il decreto, che ridisegna l’elenco dei Sin, è stato firmato dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, e mira a concentrare l’attenzione dello Stato su 39 aree di particolare complessità ambientale per la presenza di impianti chimici o di contaminazioni più pericolose, restituendo la competenza di controllo e risanamento alle Regioni per 18 aree che non hanno le caratteristiche per essere classificate di interesse nazionale.


La semplificazione avviata dal ministero dell’Ambiente è tesa a sbloccare il risanamento e il riutilizzo delle zone industriali più inquinate.
Gli interventi di decontaminazione delle 57 aree italiane a maggiore inquinamento industriale sono stati rallentati per molti anni da un eccesso di burocrazia. Il perimetro di queste aree è spesso molto vasto e comprende anche zone agricole, residenziali, industriali non inquinate, aree che finora sono sottratte agli usi legittimi.

Come si legge nel testo del decreto, i siti che tornano regionali non soddisfano i requisiti dell’articolo 252 del decreto legislativo 3 aprile del 2006 n.152 “Norme in materia ambientale” (vedi link sito del Parlamento), come modificato dall’articolo 36 bis della legge del 7 agosto 2012 che ha convertito in legge le “Misure urgenti per la crescita del Paese”.

“Restano fermi – è scritto nel provvedimento - salvo eventuali successive modifiche e integrazioni, gli accordi già sottoscritti tra il ministero dell’Ambiente e gli enti locali competenti”. Le Regioni provvederanno a fare una relazione annuale al ministero sullo stato di avanzamento degli interventi, così come previsto dal decreto del 2001 che regola il programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale.

Se le intenzioni di fondo possono essere apprezzabili, sono numerose le perplessità generate dal declassamento di numerose aree contaminate del Paese. Diversamente dagli altri siti contaminati, per i SIN tutti gli interventi ed i relativi documenti progettuali, dalle indagini di caratterizzazione alla bonifica, sono valutati ed approvati dal Ministero dell'Ambiente, individuato dalla norma come Amministrazione competente in questo tipo di procedimenti. La semplificazione dell'iter e la sburocratizzazione del processo di bonifica, si scontra con l'essenza stessa della procedura di bonifica che si sviluppa in cinque fasi distinte: piano di caratterizzazione delle aree da bonificare; progetto preliminare di bonfica; progetto defintivo di bonifica; esecuzione dei lavori; certificazione finale di conformità.

I primi tre step sono approvati dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (sentita la Conferenza di Servizi), e l'approvazione del progetto sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente, ivi compresi, tra l'altro, quelli relativi alla realizzazione e all'esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie alla loro attuazione. L'autorizzazione costituisce, altresì, variante urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori. Se il progetto prevede la realizzazione di opere sottoposte a procedura di valutazione di impatto ambientale, l'approvazione del progetto di bonifica comprende anche tale valutazione (art. 152 co. 6-7 D.Lgs. n.152/06). E' lecito domandarsi quali saranno gli effetti del passaggio di tutte le procedure indicate in capo alle Regioni, soprattutto sui tempi di approvazione, sulle autorizzazioni necessarie, con il rischio di appesantire oltre misura bonifiche che esigono un avvio immediato. 

Tra i siti che tornano alle Regioni ci sono la Bovisa (alla periferia di Milano), Cerro al Lambro (Lombardia), i bacini dei fiumi Sacco (Lazio) e Sarno (Campania), La Maddalena (Sardegna), alcune aree del litorale vesuviano. Spicca anche la presenza di Pianura, inserita nella lista dei Sin in seguito alla chiusura della discarica e al rinvenimento di numerosi siti abusivi di sversamento rifiuti.
Paolo Carotenuto
Fonte: Osservatorio Europalab



Gli ex Sin che tornano Siti di interesseregionale (Decreto Ministro prot. 0000007 del 11/01/2013, Allegato 1)
Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano
Pitelli
Fiumi Saline Alento
Sassuolo - Scandiano
Frosinone
Cerro al Lambro
Milano - Bovisa
Basso bacino del fiume Chienti
Guglionesi II
Basse di Stura
Mardimago - Ceregnano
Bolzano
Aree del Litorale Vesuviano
Bacino del fiume Sacco
Bacino Idrografico del fiume Sarno
Le Strillaie
Pianura
La Maddalena



Elenco dei Siti che conservano lo status di interesse nazionale (Sin)
Venezia Marghera
Napoli Orientale
Gela
Priolo
Manfredonia
Brindisi
Taranto
Cengio e Saliceto
Piombino
Massa e Carrara
Casal Monferrato
Balangero
Pieve Vergonte
Sesto San Giovanni
Pioltello - Rodano
Napoli Bagnoli - Coroglio
Tito
Crotone - Cassano - Cerchiara
Fidenza
Laguna di Grado e Marano
Trieste
Cogoleto - Stoppani
Bari - Fibronit
Sulcis - Inglesiente - Guspinese
Biancavilla
Livorno
Terni Papigno
Emarese
Trento nord
Brescia - area Caffaro
Broni
Falconara Marittima
Serravalle Scrivia
Laghi di Mantova e polo chimico
Orbetello (area ex Sitoco)
Aree industriali di Porto Torres
Area industriale della Val Basento
Milazzo
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