Esiste una regola in politica, soprattutto quando si tratta di elezioni amministrative: i voti si confermano, Poi si può pensare a raccogliere nuova linfa. Ma quella è una fase successiva. E Mario Morcone, volente o nolente, l’ha capito bene. Anche se fa un accenno all’autonomia dai partiti. Il candidato a sindaco del centrosinistra mignon (Pd, Sel, Verdi e socialisti) per una sera accetta di fare da spalla, più che essere protagonista.
Il Palapartenope, cosa più unica che rara in questa campagna elettorale, è gremito. A due mesi dalle primarie, Andrea Cozzolino richiama i suoi, coloro che ormai fanno parte, dice, del movimento «Buonapolitica». Li chiama a raccolta «non per fare una conta all’interno del Pd o volgere lo sguardo al passato, ma perché con Morcone vogliamo costruire il futuro della città». Archetto d’ordinanza, palco quadrato al centro del tendone. Cozzolino è un po’ Saviano, un po’ Renzi. Il simbolismo bassoliniano c’è tutto: Nanà di Secondigliano, il ’93 evocato, L’ex governatore è in prima fila. «Se mi è consentito un paragone, Antonio ricorda Enrico Berlinguer, un rivoluzionario conservatore».
E’ il figlio che trancia di netto il cordone ombelicale, il discepolo che si affranca definitivamente dal maestro. Non v’è traccia, invece, dei dieci anni della sindaca e della stessa Rosa Russo Iervolino. Ci sono pezzi di Confindustria. i damatiani Francesco Izzo e Ambrogio Prezioso. Arriva finanche l’artista Lello Esposito che ha firmato il manifesto per Lettieri e ora è già pentito. In un solo colpo quel che non è riuscito a fare il Pd in questi mesi riesce a farlo l’europarlamentare: archiviare le primarie. E così snocciola il programma, per 50 minuti. Un programma vincolante per il candidato. «Vogliamo una città meno faticosa: che cos’era Napoli prima del ’93: — attacca —. Tutto questo non basta, Mario vogliamo chiederti l’impegno di svegliarti un’ora prima e andare a dormir un’ora dopo. Vogliamo un sindaco che stia tra i cittadini. Fu così che cominciammo nel ’93, passo dopo passo». Ringrazia gli imprenditori «che hanno scelto di stare qui». Parla del porto, zona franca come Anversa e Amburgo, della rigenerazione urbana e cioé abbattimento delle Vele di Scampia e impegno su Ponticelli, di reddito di cittadinanza per i bambini napoletani. La chiusura è pura realpolitik: «Se abbiamo scelto te, caro Mario (l’ha scelto Bersani, ma questo il popolo cozzoliniano non lo sa, ndr), è perché sei un uomo delle istituzioni. Ma non basta un uomo solo al comando, serve una squadra. E serve una nuova stagione di governo per Napoli. Sono stufo di parole senza senso, discontinuità e innovazione. Le persone che sono qui si sono formate in una stagione straordinaria della sinistra napoletana. Ci sono persone a me molto care, simbolo di questo bisogno di cambiamento come Antonio Bassolino. Mario non ti tireremo per la giacca. Sono convinto che tu sarai il sindaco di Napoli. Al lavoro e alla lotta».
Finalmente è il momento di Morcone, parla per dieci minuti. Spiega la sua scelta «di servizio per Napoli, dobbiamo preservare la città da un centrodestra famelico e le liste lo dimostrano. Se il mio impegno sarà stato utile per rinnovare l’unità del centrosinistra sarò contento». Critica de Magistris, «che pensa di essere il giudice del bene e del male». Parla di un programma di governo condiviso: «Non mi farò chiudere a Palazzo San Giacomo, ve lo prometto solennemente. E un lavoro che, lo ha detto anche Andrea, voglio fare ascoltando, facendo sintesi delle istanze politiche, ma senza mai farmi condizionare da loro. Un lavoro che vogliamo fare ascoltando ma non sacrificando quel grado di libertà dai partiti che è appartenuto alle stagioni migliori della amministrazione napoletana». Guarda Nanà da Secondigliano in prima fila: «Comincia a pelare le cipolle perché devi fare presto la genovese. Perché noi vinceremo». E la prima volta che lo dice.
Simona Brandolini - Il Corriere del Mezzogiorno
3 maggio 2011
