Lun20112017

Agg.:03:11:15

da Legno Storto:

Benvenuto in Medinapoli News !!!

Back Attualità Attualità News Analisi e Commenti

Analisi & Commenti

La non appartenenza

  • PDF

Mi ha colpito la decisione di Pino Daniele, mi ha colpito perché ha rafforzato quello che è il mio convincimento da sempre, cioè che noi Napoletani non siamo mai stati veramente orgogliosi di essere Napoletani! Eppure noi dovremmo essere tra i cittadini Italiani quelli più orgogliosi di tutti, perché noi abbiamo tutto quello che gli altri non hanno e che ci hanno sempre invidiato.

Sarà forse proprio questo il motivo per cui dall’Unificazione dell’Italia ci hanno costretti a dimenticare l’Appartenenza. Ovunque vai se incontri un Pugliese, un Calabrese, un Piemontese, un Campano di Salerno, loro ci tengono a sottolineare la loro origine e a decantare le meraviglie dei loro paesi, noi no! Noi ci siamo sempre vergognato di dire sono Napoletano, e quando andavo fuori ringraziavi il cielo che la tua auto avesse una targa che non specificasse la provenienza del conducente.

Appalti America's Cup. Dubbi antichi denunciati da associazioni e società civile

  • PDF

Il mondo politico napoletano è stato scosso dalla notizia sull'inchiesta per gli appalti relativi all'organizzazione delle gare di vela del circuito America's Cup World Series, fortemente volute dal Sindaco di Napoli Luigi de Magistris e pagate a caro prezzo utilizzando in parte fondi europei. La reazione del Sindaco è stata molto forte e come al solito ha richiamato lo scontro in essere con i poteri forti che la sua amministrazione avrebbe scardinato. Non è dato sapere di quali poteri parla, giacché proprio per le regate di vela il primo cittadino è riuscito nell'impresa di mettere d'accordo tutti i potentati economici della città, oltre che gli enti locali, giustificando una spesa di svariati milioni di euro in un periodo di vacche magre.

In un'intervista rilasciata al Mattino, il Capo di Gabinetto del Sindaco, Attilio Auricchio, si scaglia contro l'aggressività e la presunta esultanza con la quale l'inchiesta è stata accolta da "alcuni cittadini". Il parametro di riferimento di Auricchio è costituito dalle reazioni sui social network, gli stessi che i fautori della rivoluzione arancione seppero utilizzare in modo prepotente massacrando l'avversario poco comunicativo e avvezzo a infiammare le piazze. La ragione? Aver sottratto a un pezzo della città prebende che venivano riconosciute dalle precedenti amministrazioni.

De Magistris, sogno o incubo?

  • PDF

Alla posta l'ardua sentenza
di Mimmo Carratelli - La Repubblica Napoli 10 giugno 2013

Definito l’Uomo di Nienterthal che niente fa, de Magistris rivendica invece un prodigioso cammino nei suoi primi due anni da sindaco che sfugge (cammin fallendo) e da Palazzo San Giacomo agita il braccio: l’arto di trionfo.

Lontane le parole spifferate in 32 minuti al Modernissimo nel giorno della candidatura dello scasso.

Eletto, disse di essere stato votato dal 66 per cento dei senza cervello, come Berlusconi aveva definito chi lo votava, ma sarebbe stato il sindaco anche di quelli col cervello.

Nessuno afferrò il senso di quella dichiarazione rivoluzionaria.

La rivoluzione di de Magistris non tocca i beni comuni

  • PDF

Qualunque sia il punto di osservazione – religioso, filosofico, politico - un bene comune è un’entità fruibile da una collettività, liberamente accessibile ed indispensabile alla vita. L’acqua è il bene comune noto ai più, tuttavia, anche gli ecosistemi - e tra questi quelli urbani (le città) - godono di un buon grado di notorietà in conseguenza degli effetti devastanti prodotti dal delittuoso utilizzo delle risorse ambientali.

Essi per definizione non sono escludibili così come non sono sottraibili e la loro difesa, a Napoli, rappresentava uno dei pilastri fondanti dell’azione politica del sindaco, Luigi de Magistris, e della sua variegata compagine politica. Difesa che sostanzialmente si è concretata con la concessione a risibili costi di Piazza del Plebiscito, per la realizzazione di mega concerti rock e la liberazione dalle auto dell’unico asse di collegamento tra il levante ed il ponente della città. Interventi a forte impatto propagandistico ma di nessuna utilità pubblica. Interventi giustificati fumosamente con ipotetici incrementi di presenze e profitti turistici. In verità in città pochi credono all’efficacia di queste iniziative e tra questi i magistrati della locale Procura della Repubblica che hanno avviato indagini per accertare se siano state rispettate procedure, leggi e regolamenti in materia di concessioni ed appalti pubblici.

L'ammiraglio, gli scolari e la rivoluzione culturale

  • PDF

Napoli è una città di mare. In molti tuttavia ritengono che la sua relazione col Tirreno sia epidermica, casuale o addirittura inesistente. Da sempre, nella vulgata popolare, il mare assume il valore di balneum, solis et otium, di mera scenografia al vivere quotidiano. Napoli è sì stata fondata da genti venute dal mare, lo stesso mito di Partenope riporta al Mediterraneo, ma a guardar bene nelle pieghe della sua storia, il porto di Roma fu Puteoli e non Napoli, Bacoli la sede della Classis Misenensis e della schola militum (fanti di marina), Amalfi una delle quattro Repubbliche marinare. Il mare per Napoli cominciò ad assumere un’importanza vitale come elemento di comunicazione e fonte di traffici con gli angioni e gli aragonesi. Rilevanza che scemò con la corsa alla colonizzazione dei territori del Nuovo Mondo, per poi rinvigorire con l’avvento di Carlo di Borbone e del Fascismo. Due epoche storiche distinte e distanti ma che in comune avevano, per lo sviluppo economico di Napoli e del Mezzogiorno, una visione strategica mediterraneo-centrica.

La festa dei beni comuni alla Mostra d'Oltremare

  • PDF

I corifei della “rivoluzione” arancione sono raggianti e sbuffano a più non posso nelle chiarine della propaganda: riaprono l'Hotel Palazzo Esedra e il Ristorante della Piscina, due importanti strutture ricettive della Mostra d'Oltremare di Napoli.
Alla cerimonia inaugurale molte le autorità, tanta la gente si accalca ai buffet. Mancano solo i cineoperatori dell’Istituto Luce.
A pensarci bene forse si tratta della “festa dei beni comuni” promessa da de Magistris nel corso del Forum dei Comuni del 2012. Quando con le mani sui fianchi, con voce stentorea e curando di scandire bene le sillabe, affermò che le “politiche dei beni comuni servono ad aggredire le logiche predatorie del capitalismo”.

Cambiare perché tutto cambi

  • PDF

Non è facile descrivere ciò che accade a Napoli in questi ultimi tempi. Il rischio di ripetersi è forte sebbene la disponibilità di spunti per una riflessione sullo “stato dell’arte” sia pressoché infinita. Ci si può avventurare in una gimcana letteraria tra le buche stradali o in una salutistica traversata descrittiva dei tossici suoli dell’ex polo industriale di Bagnoli e della venefica colmata. Magari dopo i tre canonici puntini sospensivi delle interminabili attese alla fermata dell’A.N.M. In alternativa ci si potrebbe dedicare all’epica degli autobus perduti nello sperpero d’ingenti e pubbliche risorse finanziarie o alla critica della ragion pratica che ha prodotto la traumatica mutazione di un luogo simbolo come la Caracciolo in un’apoteosi del kitsch. Qualunque sia l’itinerario scelto, con ogni probabilità ci si ritroverà all’ombra di Palazzo San Giacomo.

A ben guardare tuttavia, tra le sfumature cromatiche della quotidianità, emergono non poche ed obbrobriose anomalie riconducibili a ben altre responsabilità. Le famigerate devastazioni della storica Villa comunale, i degradati e/o sprangati edifici - laici e religiosi - del centro storico, il territorio sfregiato dalle discariche per i rifiuti, il mancato decollo dei grandi progetti per il risorgimento economico di Napoli, come si sarebbe detto agli inizi del Novecento.

Barattoli di Merda

  • PDF

Incredibile a dirsi, c’è ancora chi ci crede. Nostro Signore dei Magistri, l’oracolo di San Giacomo, continua a fare annunci puntualmente smentiti dai fatti, eppure ancora adesso c’è chi se la beve. La lista è talmente lunga, che si rimane sopraffatti dalla noia già solo a ricapitolarla mentalmente. L’ultima in ordine di tempo era il (più volte annunciato) rimpasto di Giunta: sarebbe dovuto esserci il 10 maggio, ma ovviamente si è perso nelle nebbie… A dire del Nostro, ci sarebbe una lunga fila scalpitante, che non brama altro che l’onore di far parte della sua compagine; dev’essere quindi l’imbarazzo della scelta, che frena la decisione…

L'orgoglio di una città senza dignità

  • PDF

Nella Napoli umiliata e martoriata dal degrado morale e materiale, c'è chi invita a volersi bene, a essere orgogliosi dei mirabolanti risultati ottenuti dall'amministrazione locale con l’organizzazione di qualche regata nel golfo e una corsa di biciclette. Eventi con i quali si vorrebbe mostrare il riscatto di una città che non si piega dinanzi alle difficoltà e alla crisi, ed invece non sono altro che il maldestro tentativo di coprire il fallimento di una rivoluzione annunciata a parole e mai partita.

In realtà non potrà esserci crescita se il cambiamento non investirà prima i napoletani. Non serve l'amore dichiarato per la città, ma educazione civica, rispetto del vicino e delle istituzioni, decoro personale e collettivo.  Elementi che sono alla base del vivere comune, sempre più lontani dalle coscienze di gran parte del popolo, a sua volta vessato da una politica del territorio schizofrenica e tesa ad ostacolare i cittadini più che a fornirgli i servizi minimi essenziali.

Le sacche di marciume si sono moltiplicate, divorando ogni angolo della città, aggredendo in modo irrimediabile le aree cittadine ritenute un tempo il salotto buono della città.

A Napoli, la contro-rivoluzione non passerà!

  • PDF

Parola di Giggino ‘a Marianna
Nel 2011 si formò un’alleanza contro il privilegio e genericamente per la libertà e l’uguaglianza. Alleanza che si rivelò vincente seppure minorataria, rispetto al numero degli elettori aventi diritto al voto. Tuttavia, con l’acuirsi delle difficoltà della crisi economica, con lo sviluppo dei contrasti sociali derivati dal blocco della mobilità nel centro storico di Napoli, quest’alleanza culminò sì col governo rivoluzionario di Giggino ‘a Marianna, ma all’alto prezzo di lacerazioni del tessuto del Terzo Stato (borghesia dell’artigianato, del commercio, delle professioni…).
Si arrivò così alla “guerra” che portò il paese ad un passo dalla rovina, mentre una grande e grave crisi economica europea azzannava risparmi e consumi dei napoletani.

Le associazioni civiche ad una svolta esistenziale

  • PDF

La retorica, ritenuta a torto un’arte demodé, vive ed è trionfante. Essa non è più l’arte del dire di ristrette oligarchie intellettuali, ma ha subito una profonda mutazione al punto che oggi si parla di “retorica digitale”. E’ quella che tracima dalle pagine web delle associazioni civiche. Una retorica utilizzata più come strumento di persuasione e di seduzione che come mezzo di rappresentazione di una visione del mondo, di un’architettura di pensiero. Una retorica in cui la contingenza viene elevata a valore.

Con essa si cerca di ottenere il consenso e l’investitura popolare. E lo straordinario successo del Movimento 5 Stelle ne dimostra appunto la potenza e l’efficacia. Al momento quella che si percepisce sulla rete “partenopea” è più auto-celebrativa, frammentata in mille rivoli, strumentale al riconoscimento del ruolo di leader dell’onda lunga del dissenso che quotidianamente si abbatte sulla diga del nulla eretta dall’amministrazione de Magistris.

Giggino fa parte del passato. Chi sarà il prossimo?

  • PDF

Ormai è come sparare sulla Croce Rossa. Luigi de Magistris è sempre più solo. L’attacco frontale è stato sferrato dall’economista Riccardo Realfonzo, dagli storici Giuseppe Galasso e Francesco Barbagallo, mentre le ali di quello che ormai appare come un esercito di “liberazione”, formato da imprenditori, frange di partiti politici, associazioni di cittadini ed esponenti della cosiddetta società civile, cingono in un asfissiante assedio la roccaforte degli arancioni.

In città non si respira un clima “da presa della Bastiglia”, ma qualcosa di molto simile ad esso. La tensione si avverte nell’aria. Certo l’immaginifico sindaco ce l’ha messa tutta – e ci è riuscito - per saldare in una sorta di “alleanza temporanea di scopo” le diverse anime della città. Comunità rigidamente separate da sempre dal proprio particulare, per incanto hanno preso a marciare l’una al fianco dell’altra per portare l’assalto decisivo al Palazzo San Giacomo.

A fronteggiare l’attacco di questo estemporaneo esercito è rimasto il sindaco con una sparuta schiera d’immarcescibili plauditores e di tetragoni laudatores della rivoluzione che fu.

De Magistris e la ribellione delle masse

  • PDF

Non mi piacciono la tensione ed i toni dialettici che in questi giorni si riscontrano sulle pagine di facebook dei gruppi ostili a de Magistris. Suscitano in me preoccupate riflessioni sul piacere e la nostalgia che l’informe massa nutre verso le macellerie messicane d’infausta memoria. Si legga quel che è stato scritto a commento della foto del duo Cammarano/Chiliberti al balcone intente a svolgere il proprio lavoro. Ed anche se fossero uscite per il semplice gusto di soddisfare una curiosità, dove sta lo scandalo?

Come per Flaiano a proposito del Fascismo, anch’io mi sento di dire che a Napoli i de magistrisiani si dividono ormai in due categorie: i demagistrisiani e gli antidemagistrisiani. E’ iniziata la gara a chi è più “anti” con l’intento, neanche tanto nascosto, di rifarsi una verginità politica dopo essere stati tra gli antesignani duri e puri della rivoluzione arancione. Non mi piace. Vedrete quanti realisti più realisti del re presenteranno la propria candidatura alle future prossime elezioni.

A Napoli si torni a parlare di architettura e pianificazione urbanistica

  • PDF

La Caracciolo “libberata”, la Riviera di Chiaja isolata, il Corso Maria Teresa d’Austria (l’attuale Corso Vittorio Emanuele) intasato dal traffico automobilistico che scorreva sulle prime due, obbligano ad una riflessione che non può limitarsi all’amletico dubbio Ztl sì, Ztl no.
La rivoluzione dei flussi veicolari ha messo in risalto un’amara verità: Napoli è attraversabile grazie alla presenza di un esiguo numero di assi stradali definiti non a caso primari. Essi fungono da circonvallazione intra moenia e risalgono ai tempi dei Borbone e alla seconda metà dell’Ottocento, quando la città presentava ben altre dimensioni e polarità di attrazione.
La decisione dell’amministrazione comunale di realizzare nel Centro storico – e non solo – zone a traffico limitato e la preclusione al traffico di alcune arterie stradali ha evidenziato il più pernicioso dei mali di Napoli: la cristallizzazione della città.

Napoli come Danzica

  • PDF

Napoli non smette di sorprendere. E lo fa nei modi che le sono più abituali con l’incuria che sfregia deliziosi angoli di architettura liberty, con le scalinate che s’inerpicano lungo i suoi fianchi svelando agli sguardi incantevoli tratti paesaggistici, con le oasi barocche, gli svettanti obelischi marmorei, il degrado degli storici palazzi del Centro storico. E stupisce per la mancanza di una reazione all’immobilismo degradante che, come una malefica metastasi, s’infiltra in tutti i gangli del tessuto sociale; per la sua familiarità coi santi ai quali si rivolge come ad un familiare affinché risolva i problemi del vivere quotidiano e della città che una classe dirigente inadeguata non riesce ad eliminare; per la capacità di sublimare le sue angosce spingendole in un altrove. Cosicché le incancrenite piaghe che la tormentano sembrano essersi d’incanto cicatrizzate. Persino i tambureggianti cortei dei senza lavoro non si snodano più lungo l’itinerario di quella che da tempo è diventata una sterile via crucis.
L’unico nodo gordiano che solitario si oppone al fluire sempiterno dell’indifferenza sociale sembra essere rimasto il diaframma arancione della Caracciolo “libberata”.

Alle radici del degrado della Villa Comunale

  • PDF

Chi non ricorda i Promessi Sposi, la peste di Milano, la caccia all'untore. La folla aizzata contro innocenti accusati di spennellare pestiferi intrugli sulle porte e lungo le strade di Milano…
L’esecrato incendio di “Città della Scienza”, dopo aver suscitato inizialmente le indignate reazioni dei napoletani, ha lasciato ben presto la scena, per evidenti implicazioni di carattere sociale ed economico, al crollo parziale dell’ottocentesco edificio della Riviera di Chiaja. La magistratura è al lavoro, ma ad alcuni non piace l’attesa e capita quindi che, sulle ragioni degli sfollati e dei senza lavoro, s’innesti la teoria poliritmica dei tam-tam del web.
Così mentre gli inquirenti sono alla ricerca delle ragioni e dei responsabili del crollo, una parte della pubblica opinione ha già individuato il colpevole nell’Ansaldo trasporti. E qualsiasi anomalia si noti nell’area interessata dai lavori della Linea 6 è utilizzata per rafforzare il giudizio di colpevolezza emesso nei confronti dell’azienda statale.

L'urbanistica 'partecipata' e i misteri di Napoli

  • PDF

A un anno dalla finta America's Cup di vela, la riqualificazione di Napoli si perde nei progetti segreti dell'amministrazione comunale
Circa un anno fa, l’amministrazione comunale di Napoli approvava gli indirizzi per la riqualificazione urbanistica del tratto di costa corrispondente a Via Caracciolo, rotonda Diaz compresa. Un’opera di valorizzazione altamente simbolica e che doveva esaltare le potenzialità storico-paesaggistiche di uno dei luoghi simbolo di Napoli in occasione della finta-America’s cup.
Gli effetti di quest’opera meritoria sono tutt’ora visibili e potrebbero essere riassunti emblematicamente dalla patetica immagine della Cassa armonica di Enrico Alvino orrendamente mutilata della mensola apicale di ghisa e vetri colorati. Ma si correrebbe il rischio di non poter apprezzare fino ed in fondo il mirabile recupero di cotanta parte dell’incantevole paesaggio napoletano. Lo storico giardino della Villa comunale, sede privilegiata degli attendamenti del Barnum velico, doveva veder ristrutturate le fontane, i viali, alcuni edifici - il tempio di Virgilio e la Casina pompeiana – ed il patrimonio botanico in via di avanzata estinzione.
Insomma, un progetto radicale destinato a cancellare dal ricordo collettivo quello altrettanto memorabile del 1938, realizzato in occasione della visita di Stato del despota teutonico a Napoli.

"Guagliù facite ammuina": gli orti urbani a Napoli

  • PDF

L’accattivante immagine di Michelle Obama curva sull’insalatina presidenziale e gli effetti mediatici che ne sono derivati, con ogni probabilità avranno suggerito al sindaco de Magistris di dare un’accelerata alle procedure per la creazione, anche a Napoli, degli orti urbani. Quale migliore occasione, infatti, per ridare smalto alla sua appannata immagine. Basta parlare dei prefissi telefonici (voti) d’Ingroia, di edifici che collassano, di mobilità negata, di sottosuoli tormentati, avrà detto dentro di sé.
Gli orti urbani rappresentano un efficace strumento per proteggere, ma anche valorizzare aree ormai non più agricole e, per funzioni, non ancora urbane. La coltivazione di piccole superfici all’interno o disposte sul limite della città oltre a rispondere a criteri di tutela ambientale, permette ai cittadini di riappropriarsi del loro territorio da protagonisti. La loro realizzazione inoltre non comporta alcun onere finanziario per l’ente locale.

Una stazione da demolire

  • PDF

Tratto da Il Roma del 14 marzo 2013
All’inizio di via Foria di Napoli, a ridosso del Museo Nazionale, c’erano fino a qualche anno fa dei bellissimi giardinetti, dove era gradevole sostare seduti su una panchina all’ombra di un leccio o sul bordo della vasca d’acqua con una fontanina zampillante. Li volle nel 1806 re Giuseppe Bonaparte che, nei due anni del suo regno, diede corso a importanti opere pubbliche come la grande strada che, passando per Capodimonte e scavalcando con un ponte la Sanità, collegava la Capitale con Aversa (l’attuale via Santa Teresa degli Scalzi) e, per quel che riguarda  la via Foria, l’abbellì anche con lo stupendo Orto Botanico. Uno dei vanti di questa città.

La ferita a una città agonizzante

  • PDF

Città della Scienza è andata in fumo in una notte. In realtà era già un cumulo di cenere, ignorato dall'indifferenza degli amministratori e dei cittadini napoletani. Le fiamme pare abbiano risvegliato l'orgoglio sopito di intellettuali e gente comune, indignati dinanzi a quello che da alcuni è stato definito un attacco alla città e alla sua cultura. Un festival di retorica e luoghi comuni, quasi a volersi scrollare di dosso i sensi di colpa per aver permesso una lenta ma inesorabile decadenza. Città della Scienza era il simbolo di un riscatto che in realtà non è mai esistito. Cattedrale nel deserto in un territorio martoriato e avvelenato, intorno non aveva altro che il vuoto. In questi anni è servita da serbatoio per alimentare la politica clientelare del regime bassoliniano. Ogni iniziativa realizzata in quel luogo era sottoposta al filtro della politica. La Fondazione Idis altro non era che l'estensione di un potere politico che l'ha foraggiata ed alla quale ha chiesto ritorni sotto le forme più classiche della crescita del consenso e della gestione delle risorse. La struttura risparmiata dalle fiamme, laddove sono ospitati il centro congressuale e l'incubatore di imprese, rappresenta un'ulteriore facciata della commistione di interessi che rappresenta un freno alla vera crescita e sviluppo del territorio. Un raro esempio di incubatore che, anziché ospitare start up e aziende che muovono i primi passi, conta al suo interno società affermate, alcune delle quali già consolidate e pluripremiate a livello nazionale finanche dalla Presidenza della Repubblica, attirate dal costo dei fitti degli uffici contenuti e dai benefici d'immagine derivanti dall'avere la propria sede in un luogo in cui si 'promuove' la scienza.

Napoli a pezzi

  • PDF

TRA UNA PISTA CICLABILE E LA VUITTON CUP, LA CITTA' SI INTERROGA DINANZI AL BARATRO CHE RISCHIA DI INGHIOTTIRLA
E’ accaduto di nuovo. Notte tempo, per cedimenti strutturali, un altro edificio dei quartieri spagnoli è stato sgombrato. Una trentina di famiglie possono accendere ceri di ringraziamento a San Gennaro per lo scampato pericolo. Più volte, da queste colonne, ci siamo occupati dagli immanenti rischi derivanti dall’edilizia in avanzato stato di degrado, localizzata prevalentemente nel centro storico ed in quello antico di Napoli.
Si tratta di manufatti plurisecolari, la cui staticità è resa precaria dalla presenza di cavità del sottosuolo, dai terreni sciolti di natura piroclastica su cui poggiano le fondamenta, dagli effetti degli oltre cento bombardamenti dei liberatori anglo-americani, dalle reti-colabrodo idriche e fognarie, dall’assoluta mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria.

mediformazione

Giornalista AAA
Diventare Giornalista...

Ambiente pulito

Mela verde
La differenziata come frutto...

Editoria Digitale

JA Teline IV
per diventare Editori FaidaTE...

Moda & Stile

Moda Modella
Quando la moda non è immagine...