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Le associazioni civiche al vice sindaco Sodano: ci rivedremo a Filippi

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Non c’è dubbio, Tommaso Sodano presentandosi spontaneamente al funerale della Villa Comunale, organizzato dalle civiche associazioni, ha compiuto un mezzo miracolo. Questo gesto, infatti, gli ha permesso di conquistare, in un momento non molto felice per l’amministrazione comunale, preziosi attimi di pubblica visibilità e d’imbrigliare – almeno per il momento - il crescente dissenso dei cittadini per gli scempi del patrimonio storico e monumentale della città. E non solo….

Dopo l’incontro del 25 luglio tenuto a Palazzo San Giacomo con una delegazione della società civile, nel monolitico fronte dell’associazionismo cittadino è apparsa una leggera incrinatura. E pensare che soltanto qualche giorno prima dallo stesso assembramento sono partite monetine ed invettive all’indirizzo del vice sindaco. E’ fisiologico, del resto l’Italia è il paese dei mille campanili, dei municipalismi, dei provincialismi. E’ stata sufficiente una serie di promesse, neanche nutrita ed impegnativa e nel terso cielo di Chiaja sono apparsi falchi e colombe. All’apertura di credito offerta all’amministrazione dalle frange “civiche” più organiche alla politica, quelle che ben conoscono i meccanismi della macchina comunale, si è opposto l’irrigidimento delle associazioni che sopportano mal volentieri le dolorose restrizioni imposte alla libertà individuale dall’amministrazione municipale. Kapò e deportati. Quest’ultimi, i cittadini costretti a rimanere a casa o nel quartiere di residenza per l’inesistenza di un servizio pubblico di trasporto, non credono alla possibilità che la giunta arancione possa dar vita ad una rivoluzione copernicana del proprio essere e dalle pagine del social network più diffuso annunciano con toni perentori l’avvio della campagna d’autunno contro il malgoverno della città.

Che non si trattasse di una coalizione granitica lo si era già intuito nel momento delle onoranze funebri alla Villa. Una manifestazione estemporanea dettata da un’urgenza incomprensibile, senza alcun contatto diretto tra le associazioni, prive di qualsiasi coordinamento, senza alcuna sintesi documentale a testimonianza di una volontà comune. Mobilitate quindi più dalla necessità di non essere diminuite ed estromesse, dal desiderio di dare una dimostrazione di forza che da un’effettiva convinzione sull’utilità della protesta, si sono presentate all’appuntamento – e sia inteso senza alcuna venatura offensiva – simil-armata Brancaleone.

La mancanza di una visione e, soprattutto, di obiettivi condivisi, ha fatto si che anche la riunione con il vice sindaco si risolvesse sostanzialmente con un “ci rivedremo a Filippi”. Tommaso Sodano, nell’occasione, avrebbe dovuto far chiarezza su progetti e procedure che hanno determinato lo sventramento dello storico giardino. Avrebbe dovuto invitare allo stesso tavolo – ma se n’è ben guardato - tutti i “congiurati”, l’Ansaldo trasporti, il Comune e, soprattutto, la Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici ed Artistici di Napoli.

L’astuto e navigato politico ha impostato il confronto sul doveroso e scontato ripristino del verde della Villa comunale evitando furbescamente di rispondere alle contestazioni circa l’alterazione del suo perimetro, la mancata vigilanza, i monumenti vandalizzati, la necessità di avviare una bonifica eliminando il reticolo di sottoservizi nel sottosuolo, di garantire le risorse economiche alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle quinte botaniche.

Un gruppo di associazioni si è sentita comunque gratificata dalla promessa di una maggiore informazione sull’andamento dei lavori del suolo, anche attraverso la convocazione del rassemblement delle associazioni civiche. Strana democrazia è quella italica ove gli elementari diritti diventano una graziosa concessione di spocchiose e insopportabili oligarchie. L’altro, la componente più intransigente, per la quale la Villa comunale rappresenta soltanto un funzionale diversivo, quella che ha già dimostrato di essere in grado di mettere in campo un temibile esercito, ha annunciato nuove e numerose iniziative autunnali.

Sarà una vera e propria resa dei conti. A settembre comincerà a prendere corpo la manutenzione straordinaria di via Partenope. Sarà il primo step per ridefinire urbanisticamente l’intera litoranea. Una decisione “irrevocabile” che lascia a dir poco perplessi. Se s’intende, infatti, aumentare l’appeal turistico della città perché non investire i fondi destinati al superfluo restyling di via Partenope per migliorare invece la qualità della vita del “sito Unesco”, sempre più degradato con la creazione di aree verdi e la valorizzazione dei giardini storici, una rete di minibus elettrici per garantire la mobilità, Ztl e video camere per garantire le elementari condizioni di sicurezza. Si potrebbe inoltre scrivere della necessità di riqualificare estesi ambiti della periferia urbana, dell’area  ammorbata di Bagnoli, ma si rischierebbe di sentirsi dire non ci sono soldi ed essere tacciati di demagogia.

E’ anche vero però che in tempi di “vacche magre”, dopo aver considerato le spese per i fondamentali servizi, una buona compagine amministrativa dovrebbe orientare ogni residua disponibilità ad interventi in grado di determinare un effetto domino sull’economia sociale, sugli assetti urbanistici, sulla capacità di attrarre i flussi turistici. La riqualificazione del centro antico/storico di Napoli potrebbe per questo essere considerata dall’amministrazione comunale prioritaria.

Invece la città sarà ancora una volta, così com’è costretta a fare da oltre due anni, a parlare unicamente del lungomare. Quel lungomare destinato a diventare a breve lo scenario di una battaglia campale tra le associazioni civiche e la protervia del Municipio arancione.

E se tra le associazioni non regna la concordia, il campo di Agramante/de Magistris, squassato dal siluramento di dieci assessori in meno di due anni e per motivi non sempre nobili, non presenta certo scenari di agreste serenità. Complice l’attività di una magistratura finalmente desta, si nota una certa agitazione tra gli ufficiali, i sottufficiali ed i gregari di tutte le forze armate arancioni.

Non è quindi opportuno – oltre che amministrativamente e politicamente ingiustificabile - continuare a sostenere l’irrevocabile decisione di voler “coattare” il luogo simbolo dello splendore paesaggistico di Napoli.

Le decisioni irrevocabili in violazione di vincoli paesaggistici e urbanistici – ha chiosato con un’arguzia non comune Isabella Guarini, architetto e presidente del Comitato Civico di Posillipo - portano "irrevocabilmente" a inchieste della magistratura! E data l’aria che tira non mi sembra il caso.
Lidio Aramu

 

 

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