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Il riscatto della plebe grazie al lungomare liberato

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La singolare analisi di Alessio Postiglione, assistente del Sindaco de Magistris, che si scaglia contro "la borghesia reazionaria (!) che vorrebbe segregare i poveri!"
Quando il lungomare di Napoli è stato chiuso al traffico veicolare, anzi 'liberato' dai tubi di scappamento delle automobili, l'intento del Sindaco era quello di farne il fulcro del rilancio dell'immagine della città e il simbolo della propria azione amministrativa, volano per il turismo.
Si parlava di immagine e turismo, di riscatto e riappropriazione di un pezzo della città. È anche per queste ragioni che, dinanzi a delle foto pubblicate sul primo quotidiano cittadino Il Mattino raffiguranti una manciata di persone impegnate in balli estivi, in molti si sono indignati esprimendo disappunto e rabbia per il modo in cui l'amministrazione comunale ha inteso 'valorizzare' l'area. Le scene raffigurate hanno spinto alcuni ad andare oltre nei commenti, esagerando e violando il doveroso rispetto che si deve riconoscere ai singoli, ancor più se bambini, di divertirsi. Il Mattino ha pubblicato le fotografie senza oscurare i volti e sebbene non si trattava di un episodio efferato di cronaca, buona norma avrebbe dovuto spingerli a usare le immagini con le dovute cautele.

Ciò non toglie che il messaggio trasmesso sia forte ed evidenzi l'inconsistenza progettuale di chi, nelle sue migliori intenzioni, voleva trasformare il lungomare nel fiore all'occhiello della città. Qualche ballo mal eseguito, giochi di guerra (proprio nella città il cui sindaco si è scagliato contro le spese di difesa militare) e un tappeto verde dove far giocare i bambini con un pallone, quando la città vive la crisi più forte sul fronte dell'impiantistica sportiva, strutture necessarie per la pratica sportiva, oggettivamente costituiscono una scena pietosa sotto tutti i punti di vista.

In un gruppo di discussione su facebook, uno dei più stretti collaboratori del Sindaco Luigi de Magistris nonché editorialista di Repubblica, Alessio Postiglione, coglie l'occasione per scagliarsi contro chi ha osato criticare la sconfortante visione del lungomare. È uno dei suoi compiti, partecipare alle discussioni sui social network per difendere l'operato dell'amministrazione. Pubblica così un testo pieno di retorica (vedi in basso), con l'intento di esaltare la genuinità tipica dei napoletani dei vicoli, dei quartieri, della gente semplice che supera le condizioni malsane di vita, la miseria, il dolore, con la vitalità e la gioia di vivere. E quel lungomare pedonalizzato, rappresenta un luogo in cui la segregazione sociale cui sono costretti, è sospesa. Peccato che l'improvvisato narratore finisca con l'inanellare una serie incredibile di gaffe. Innanzitutto riesumando la borghesia cattiva e reazionaria, che vorrebbe escludere la povera gente dalle parti nobili e amene della città, ma che stavolta ha trovato nell'impavido de Magistris un ostacolo insormontabile. Il buon Postiglione, dopo aver dissertato di plebe e borghesia, nella foga della scrittura non riesce a contenersi: "Restituire il Lungomare alla città ha significato restituire quello spazio ameno anche a quella parte di Napoli. Una parte di Napoli che una certa borghesia reazionaria non vorrebbe vedere. Fra le critiche che riceve de Magistris c'è quella che, ora, grazie alla pedonalizzazione, scugnizzi e "vasciaiole" affollano il Lungomare. Magari improvvisando sgangherati mercatini, per raccimolare qualche soldo".

Forse lo staffista del Sindaco non è a conoscenza che il termine di vasciaiola non identifica una persona povera, bensì una persona volgare, sguaiata, spesso appartenente a famiglie che sopravvivono con piccole e grandi illegalità. Compito di un'amministrazione locale, non dovrebbe essere quello di dare spazi pubblici dove le persone possano dare la peggior rappresentazione della propria essenza, ma di mutare le condizioni per le quali le vasciaiole continuano a restare tali. Postiglione continua e giustifica gli "improvvisati e sgangherati mercatini realizzati per raggranellare qualche euro". Un professionista pagato dell'amministrazione comunale per fare comunicazione, implicitamente difende mercatini che sono innanzitutto illegali.

Ci chiediamo cosa avranno insegnato a questo giovane analista politico tanti anni di vicinanza con l'ex magistrato Luigi de Magistris, di cui è stato assistente anche nell'esperienza all'europarlamento. Eppure concetti quali legalità e rispetto delle regole dovrebbero essere il pane di chi si è messo alla testa di un movimento di redenzione e riscatto, autoproclamatosi rivoluzionario. Un commentatore indignato dalle sue parole, ha cercato di darne un'interpretazione più chiara e diretta: "chi chiede il decoro e, soprattutto la legalità, è un borghese reazionario (termine del 1975). Per questo, voi borghesi dovete pagare e gli 'sgangherati mercatini' senza licenza dove si vende merce illegale devono rimanere perché sono l'espressione della plebe (termine del 1700) liberata".

Siamo giunti alla difesa della rappresentazione del cattivo gusto, dell'inciviltà e finanche dell'illegalità. Il lungomare sarà stato liberato dalle auto, ma anziché trasformarlo in un luogo protetto e controllato, lo si è abbandonato a se stesso, permettendo che ogni forma di abuso proliferasse. Senza un disegno chiaro sul rilancio dell'immagine e sul turismo da promuovere, siamo passati alle analisi sociologiche di chi vorrebbe aprire la città alla vaiasse, quasi a giustificare l'impietoso fallimento di una rivoluzione rimasta negli slogan di chi l'ha partorita. La città continua a sprofondare, umiliata e oltraggiata dal cattivo gusto, dalle scelte bizzarre, dalla mancanza di cultura di chi l'amministra, persone rivelatesi 'inadatte' a governarla, ora illuse anche di aver messo in atto una politica di inclusione sociale delle classi più disagiate attraverso l'opera di devastazione del lungomare. Ai cittadini non resta che tremare ad ogni annuncio di 'riqualificazione'.
Paolo Carotenuto





Il testo di Alessio Postiglione pubblicato su Facebook
Il bellissimo lungomare di Napoli, come una quinta teatrale, copre quartieri poveri, degradati, piagati dalla povertà. Dietro le maestose architetture che fronteggiano Castel dell'Ovo, c'è il formicaio di Santa Lucia, un budello-ghetto, che comunica con il resto della città solo attraverso l'unico "Vico Pallonetto". Gialle carceri di Piranesi, fra scale e condotti, scavate in un tufo malsano, fra muffe velenose, senza che un raggio di sole possa esplorare le caverne in cui si aprono dignitosi spazi di intimità: case che sono bassi; case che sembrano loculi.
Un ghetto, la cui segregazione urbanistico-spaziale è funzionale alla segregazione sociale che si è determinata ai danni della popolazione che ci vive: in condizioni malsane, di miseria e di dolore.
La pedonalizzazione del Lungomare ha fatto sì che questa plebe dolente sia ancora più presente in strada, rispetto a quando c'erano le macchine.
Restituire il Lungomare alla città ha significato restituire quello spazio ameno anche a quella parte di Napoli. Una parte di Napoli che una certa borghesia reazionaria non vorrebbe vedere.
Fra le critiche che riceve de Magistris c'è quella che, ora, grazie alla pedonalizzazione, scugnizzi e "vasciaiole" affollano il Lungomare. Magari improvvisando sgangherati mercatini, per raccimolare qualche soldo.
La "borghesia illuminata" ci chiede di ordinare l'espulsione di questa plebe per decreto. Che infinita tristezza! La bellezza del Lungomare può essere l'antidoto alla marginalità di questa gente: da sempre confinata in vicoli dove non si vede il mare. Mare che deve essere appannaggio della nobiltà di Posillipo, secondo questi soloni.
Credo che questo Lungomare se lo meriti innanzitutto questa gente semplice. Mi rattrista una borghesia che non si interroga sulle cause sociali della povertà e che canzona solo i gusti non raffinati della Napoli più semplice.
Una borghesia che non vuole combattere la povertà. Ma solo obnubilarla. Nasconderla.
Non vogliono vedere la povertà. Come in questo quadro di Georg Grosz: povertà non mostrarti! Non turbare l'estetica e i sogni tranquilli che i rentier prussiani vogliono vivere durante il loro struscio per Unter der linten...

8 luglio 2013

 

Il Video pubblicato su Il Mattino.it

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