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Audizione di Daniele Fortini alla Commissione Parlamentare sui Rifiuti

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Il testo dell'audizione di Daniele Fortini, amministratore delegato di Asia, alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti
Seduta del 18/5/2011

Audizione dell'amministratore delegato dell'azienda servizi igiene ambientale di Napoli (ASIA) e presidente di Federambiente, Daniele Fortini.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione dell'amministratore delegato dell'azienda servizi igiene ambientale di Napoli ASIA e presidente di Federambiente, dottor Daniele Fortini.

L'audizione odierna rientra nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Campania.
Avverto il nostro ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se vi saranno notizie che devono restare riservate, può avvertirci in modo da secretare quel passaggio.
Le chiederemmo, visto che ha una visione generale sia come amministratore delegato sia come presidente di Federambiente, di rappresentarci l'attuale situazione a Napoli e, in generale, nella provincia di Napoli.

DANIELE FORTINI, Amministratore delegato dell'azienda servizi igiene ambientale di Napoli (ASIA) e presidente di Federambiente. Grazie, presidente, soprattutto per l'opportunità che mi è data in un contesto così autorevole di esporre alcuni dati e riflessioni.
La situazione nella città di Napoli per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani si mantiene piuttosto grave. Purtroppo, dai primi giorni del mese di marzo, quando è rallentata notevolmente la capacità di ricezione dei rifiuti nella discarica di Chiaiano, sita nel comune di Napoli, che è passata da 650 tonnellate al giorno di rifiuti ricevibili a una media di 100-150, si è generata una criticità tale che in crescendo e fino alla metà di aprile i rifiuti mediamente depositati al suolo sono tra le 1.500 e le 2.000 tonnellate al giorno e hanno raggiunto dai primi giorni del mese di maggio le 3.000 tonnellate al giorno.

La produzione cittadina quotidiana è intorno alle 1.500 tonnellate al giorno, di cui 200 sono estratte in forma differenziata e inviate alle piattaforme di recupero. Il fabbisogno di smaltimento è, quindi, per circa 1.300 tonnellate al giorno. Una giacenza di 3.000 tonnellate medie nel mese di maggio equivale, quindi, a due giorni interi di mancato prelievo.

Queste tonnellate ancora permangono sulle strade e nelle vie cittadine con grande allarme sociale, come purtroppo e giustamente è dato conto attraverso gli organi di informazione. Negli ultimi giorni, segnatamente due giorni fa, con la società provinciale deputata alla gestione del ciclo integrato dei rifiuti abbiamo concordato un programma che dovrebbe, salvo imprevisti, metterci nella condizione di un recupero giornaliero del pregresso di circa 200 tonnellate al giorno. Questo equivale a un recupero totale delle giacenze. Togliere, infatti, 200 tonnellate al giorno significa un ritorno alla normalità entro quindici giorni.

Questo ritorno alla normalità, però, è sempre messo in discussione dal fatto che il sistema di trattamento e smaltimento dei rifiuti è molto fragile e rigido. È rigido perché non ammette alternative. Non ci sono volani tali che la sostituzione di un impianto in caso di rottura; fragile perché si sostiene, fondamentalmente, su apparati primordiali, i cosiddetti STIR, stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio dei rifiuti, che restano fortissimamente esposti a logoramento degli equipaggiamenti e delle apparecchiature, per cui la rottura di un nastro trasportatore può determinare il blocco dell'impianto.

Assistiamo così alle lunghissime code che nel corso di queste settimane sono arrivate fin oltre 100 automezzi per 19, 20 o 22 ore in attesa di poter scaricare perché l'impianto andava riparato.

L'apporto dell'esercito italiano è importante. Da dieci giorni ci sono 170 militari impegnati sulle città e nella provincia e, tuttavia, dal punto di vista dell'efficacia dell'intervento non è significativo a partire dal fatto che la forza dispiegata, ovviamente, può prelevare circa l'1 per cento del totale dei rifiuti prodotti durante la giornata, ma nello stesso tempo il problema del sistema non è determinato dall'efficacia o efficienza della raccolta, bensì dalla fragilità e rigidità del sistema di conferimento, per cui la soluzione non è moltiplicare le braccia e i camion per raccogliere i rifiuti. Il punto di criticità è il funzionamento del sistema di accoglimento e di trattamento per poi andare a smaltimento finale.

In questo momento stanno uscendo dalla Campania tra le 600 e le 800 tonnellate al giorno di rifiuti tritovagliati con destinazione la Regione siciliana, prevalentemente discariche, Emilia Romagna, impianti di trattamento, Toscana, discariche, Marche, discariche. Ci sono centinaia di tonnellate che ogni giorno, quindi, trovano asilo in altre regioni. Con alcune di queste la Campania ha sottoscritto degli accordi, non con la Sicilia, ma con la Puglia, le Marche, Toscana e l'Emilia-Romagna.

DANIELA MAZZUCONI. Non avendo sottoscritto un accordo, come mai li smaltiscono in Sicilia?

DANIELE FORTINI A quello che sappiamo, siccome la competenza è della società provinciale, questa, ai sensi dell'articolo 57 del decreto legislativo n. 163 del 2006, il cosiddetto codice degli appalti, per motivi di urgenza determinati da eventi imprevisti ha utilizzato il meccanismo della manifestazione di interesse, e quindi della trattativa privata, procedura negoziata, a seguito di manifestazione di interesse. In questo modo sono state selezionate sia le discariche della Sicilia sia di altri siti.

Detto questo, il punto nodale resta la carenza degli impianti di smaltimento, carenza momentanea e strutturale. La carenza momentanea è risolvibile. Più volte abbiamo insistito come ASIA e abbiamo investito il sindaco, il presidente della provincia, il presidente della regione, il prefetto, perché riteniamo che tecnicamente la possibilità di rimuovere queste 3.000 tonnellate cresciute e accumulatesi dal mese di marzo a oggi esista e sia relativamente semplice.

Nelle discariche autorizzate e attualmente in esercizio in Campania è possibile ancora allocare circa 200.000 tonnellate di rifiuti urbani tal quali. Trattenerne al suolo per molte settimane 3.000 è poco ragionevole. L'osservazione che è stata fatta a questa nostra richiesta, sempre formalizzata in modo scritto, è che il ciclo organizzato dalla legge con responsabilità soggettiva delle province, e quindi ciclo organizzato sulle società provinciali che gestiscono delle province che coordinano le attività, ammette deroghe negoziate tra la regione e le varie province.

VINCENZO DE LUCA. Lei ha detto che come ASIA avete coinvolto il sindaco, il presidente della provincia, il prefetto e il commissario. Credo che a questo punto dobbiamo fare una riflessione. Nel decreto n. 196 del 2010 si prevede che il compost fuori specifica, previa autorizzazione regionale, possa essere impiegato quale materiale di ricomposizione ambientale per la copertura e risagomatura di cave abbandonate e dismesse; esistono migliaia di cave disseminate e abbandonate sul territorio, perché il presidente, il sindaco, il prefetto non danno seguito all'attuazione di questa legge in vigore oggi? Questa legge è stata licenziata, la Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica l'hanno approvata, il 19 e il 20 gennaio rispettivamente. Questi siti esistono, c'è una cartografia nella quale sono indicati, alcuni di essi sono argillosi e per quelli che non lo sono basterebbero dai venti giorni a un mese per la sistemazione.
Mi sembra assurdo che il Parlamento e il Governo votino una legge e che non venga attuata. Chi deve attuarla? Perché non le si dà seguito? Vorrei una sua opinione.

DANIELE FORTINI Ho trovato assolutamente ragionevole l'indicazione di poter utilizzare cave dismesse e abbandonate come siti nei quali poter utilizzare il rifiuto trattato ai fini del recupero ambientale, della risagomatura paesaggistica, e quindi dell'utilizzo ambientalmente sostenibile. Per quanto abbiamo potuto comprendere, ma la competenza per gli impianti del ciclo integrato non è di ASIA, il problema è che gli impianti di trattamento attualmente esistenti, gli STIR, non riescono a biostabilizzare la frazione organica dei rifiuti che dovrebbe essere allocata nelle cave anzidette.

La discarica di Chiaiano era una cava di travertino abbandonata ed è stata non possiamo dire risanata perché c'è andato rifiuto tal quale, quindi è evidente che è stata utilizzata come discarica. La preoccupazione delle istituzioni locali è far sì che si possano usare le cave non con rifiuto tal quale, ma con la frazione organica biostabilizzata, una frazione organica dalla quale si sono estratti tutti gli elementi di pericolosità e di potenziale inquinamento.
Siccome gli STIR in questo momento non fanno la biostabilizzazione della frazione organica, ma anzi la frazione umida tritovagliata è quella inviata fuori regione nelle discariche delle regioni vicine, è chiaro che l'utilizzo delle cave ai fini che lei giustamente sottolinea e che io condivido è condizionato dalla capacità degli impianti di tritovagliatura di trattare il rifiuto e renderlo innocuo dal punto vista ambientale per la collocazione in discarica ovvero nelle cave.

PRESIDENTE
. Come mai non viene fatto questo trattamento?

DANIELE FORTINI Il trattamento di tritovagliatura era previsto fin dai tempi in cui gli STIR sono stati progettati, quindi anno 2002, in tutti i sette impianti di tritovagliatura della regione Campania. Durante l'emergenza del 2004 e durante quella ancora più virulenta del 2006 gli impiantisti STIR, all'epoca si chiamavano impianti CDR, cioè quelli che preparavano il combustibile dai rifiuti per usarlo nei termovalorizzatori, sono stati congestionati e sono diventati un po' un grande magazzino nel quale stipare i rifiuti tal quali per non averli sulle strade. Considerato che non c'erano discariche e il termovalorizzatore di Acerra non funzionava, questi impianti sono stati molto stressati dal punto di vista dell'accoglienza dei rifiuti.
In questo modo gli impianti di biostabilizzazione sono stati inutilizzati, ovvero anche vandalizzati dal tipo di gestione che hanno subìto gli STIR. Essi devono essere riarmati e rimessi in esercizio, ma per poterlo fare c'è bisogno di liberare gli STIR dalle decine di migliaia di tonnellate che ancora sono presenti al loro interno e che non possono uscire perché non sanno dove andare.
I capannoni MVS degli impianti STIR che hanno una capacità di 10.000 metri quadrati, stiamo parlando di hangar di enormi dimensioni, sono totalmente ingombri di rifiuti che non si può lavorare all'impianto di biostabilizzazione per rimetterlo in esercizio. Fintanto che quei rifiuti non vanno via non si può dedicare il tempo e le energie e la tecnicalità necessaria per rimettere in moto la biostabilizzazione.

PRESIDENTE. Mi pare di capire che è un cane che si morde la coda perché i rifiuti non si possono mandare via perché non sono biostabilizzati, non si possono biostabilizzare perché ci sono i rifiuti nei capannoni. Qual è la soluzione?

DANIELE FORTINI A oggi, purtroppo, la soluzione, che è una non soluzione, come è evidente, è stata quella di trattenere i rifiuti a terra. La soluzione era stata giustamente individuata dal Governo, nella mia opinione - me ne assumo la responsabilità - quando nel decreto 195, poi convertito nella legge n. 26 del 2010, prevedeva la realizzazione di tre nuove discariche in Campania per otto milioni di tonnellate di rifiuti.

VINCENZO DE LUCA. Le tre discariche, però, come sa, sono state eliminate. Veramente giriamo attorno al problema e non lo risolviamo. Io credo che sia necessario dare una risposta in termini di emergenza sanando quelle ferite, trattando e creando impianti adeguarti o non si riuscirà a superare l'emergenza reale.

ALESSANDRO BRATTI
. La soluzione individuata dal famoso e contestato piano Bertolaso aveva degli elementi di debolezza, soprattutto la discarica nel Parco del Vesuvio. Purtroppo, per una serie di motivi tecnici e di carattere politico quel piano è stato modificato. Abbiamo fatto la proposta, essendo state eliminate dal piano le tre discariche previste, di utilizzare le cave abbandonate nelle quali però non può essere scaricato il rifiuto tal quale, esso deve essere precedentemente biostabilizzato. Si è creato un loop, ma se non si fa una discarica nella provincia, il problema non si risolve. Bisogna fare gli impianti.
Non è un problema di raccolta differenziata. Continuiamo ad assistere a queste discussioni demenziali anche in televisione, leader dei diversi partiti continuano a dire che la raccolta differenziata è bassa. Non è altissima, mi si corregga se sbaglio, però il problema vero è che non si sa dove mettere i rifiuti e non che la raccolta differenziata è solo al 24 per cento; ci sono tante altre città che hanno delle percentuali di raccolta differenziata più basse, ma non hanno i rifiuti per strada.
L'esercito italiano a che titolo è oggi in Campania? Non si è più in una situazione di emergenza. Con la normativa attuale non avrebbero titolo per raccogliere i rifiuti, mi piacerebbe capire qual è l'escamotage giuridico che consente all'esercito oggi di raccogliere i rifiuti per strada sapendo anche che non è quella la soluzione.
Inoltre, da provvedimenti precedenti risulta che l'ASIA era in una cordata per appaltare l'inceneritore di Napoli. Quale è la situazione attuale dell'appalto? Ne fate ancora parte? Vorrei anche capire se la situazione attuale determinerà un ulteriore ritardo nella costruzione dell'impianto.
Rispetto al funzionamento dell'inceneritore di Acerra, stamattina abbiamo sentito il maggiore dei Noe, gli abbiamo chiesto se era a loro conoscenza che l'impianto abbia problemi che vanno oltre quelli della manutenzione ordinaria. Dall'evidenza sembrerebbe che non si tratti di manutenzione ordinaria, ma del fatto che quell'impianto ha qualche problema.
Alla Commissione interessa capire come sono trasportati i rifiuti fuori regione. La procedura della manifestazione di interesse ci desta qualche preoccupazione. Sappiamo che soprattutto nel settore del trasporto possono insinuarsi e si insinuano gruppi malavitosi. Vorrei capire quali sono le relazioni con gli intermediatori, chi sono gli intermediatore e come funziona il processo?
Avete rapporti anche con altre società che raccolgono rifiuti? Come sono questi rapporti? Ci pare di capire che il problema non sia legato alla raccolta ma proprio alla mancanza degli impianti.
Siete ancora voi a gestire l'impianto di cava Sari? Una serie di problemi denunciati quali i cattivi odori, sono smorzati oppure questo allarme rimane elevato?

DANIELA MAZZUCONI. Nel disegno istituzionale che riguarda la gestione dei rifiuti in Campania, oggi ASIA come si colloca? Che ruolo e che funzioni ha? Rispetto alla questione del trasporto dei rifiuti, che cosa avviene? È ancora una partita gestita interamente dai comuni? Qual è il rapporto con le società provinciali? È calato il tasso di conflittualità che esisteva tra gli enti locali, le vecchie aziende consortili e oggi le nuove società?
Questo è uno degli snodi per la risoluzione dei problemi. Accanto alla questione di avere gli impianti o i siti di smaltimento, infatti, c'è tutta un'altra partita in cui pure si annidano sia reati legati alla pubblica amministrazione sia reati legati alla corruzione, al cattivo funzionamento e alla malavita, appunto a causa del non chiaro impianto istituzionale che riguarda la questione dei trasporti e i rapporti tra gli enti locali e i vari enti che di volta in volta sono stati inventati dalle varie leggi.

DANIELE FORTINI Provo essere a essere il più sintetico e chiaro possibile.
Le 3.000 tonnellate di rifiuti al suolo nel comune di Napoli possono essere agevolmente rimosse in quattro o cinque giorni avendo la conoscenza della destinazione di conferimento. Ci sono quattro discariche aperte in Campania che hanno una capacità di accoglimento fino a 200.000 tonnellate: basterebbe ripartirne 600 tonnellate per quattro discariche e in quattro giorni, a ritmo di 150 tonnellate al giorno, il problema si risolverebbe.

PRESIDENTE. Queste discariche, però, nell'arco di 70 giorni saranno esaurite. A quel punto cosa pensa si possa fare?

DANIELE FORTINI Io mi sono preoccupato nel corso di queste settimane di sollecitare interventi urgenti per la rimozione di queste tonnellate di rifiuti per l'ovvia ragione che vi è pericolo per la salute pubblica. Fa caldo, i siti dove sono accumulati questi rifiuti sono trattati con enzimi sia da noi che dall'ASL. Si prendono tutte le precauzioni del caso e, tuttavia, il pericolo esiste. La prima cosa di cui ci stiamo preoccupando è rimuovere i rifiuti dalle strade.
Dal punto di vista strutturale quello che serve credo che sia esattamente quello che ha detto l'onorevole De Luca: abbiamo bisogno immediatamente di un sito che abbia una capacità di almeno un milione di tonnellate e consenta per diciotto mesi almeno di garantire l'autosufficienza per la provincia di Napoli.
D'altra parte, questo è il primo punto dell'accordo firmato il 4 gennaio 2011 a Palazzo Chigi tra il sottosegretario Letta, la regione Campania, tutte le province della Campania, il comune di Napoli e le prefetture della Campania: una discarica di almeno un milione di tonnellate, ovvero più siti e, preferibilmente, cave nelle quali si possa procedere al risanamento ambientale utilizzando rifiuti trattati per fare in modo che vi sia immediatamente una messa in sicurezza rispetto all'emergenza immediata, ma anche la garanzia per un anno, un anno e mezzo di poter ricoverare questi rifiuti.

Nel frattempo andrebbe sviluppato il sistema per fare in modo che gli impianti di biostabilizzazione vengano realizzati in tutti e sette gli STIR, si realizzino gli impianti di compostaggio. Al momento ve n'è uno solo funzionante in Campania, inaugurato da poco, quello sito nel comune di Salerno. Esso è insufficiente, lavora 20.000 tonnellate l'anno di rifiuto organico laddove il fabbisogno della Campania è 100.000 oggi tonnellate. È evidente che ogni anno escono dalla regione Campania 80.000 tonnellate di frazione organica dei rifiuti destinata a produrre compost, che prevalentemente vanno in Piemonte, in Veneto e in Sicilia con costi molto elevati e anche quei rischi che sono stati paventati circa il sistema dei trasporti non sempre trasparente.

Non sappiamo a che titolo i militari sono presenti nel territorio del comune di Napoli, non conosciamo le regole di ingaggio e ci è stata comunicata dalla prefettura la necessità di assicurare loro la massima collaborazione poiché ovviamente non sono equipaggiati per la rimozione dei rifiuti - non è questo il loro mestiere - per cui prestiamo loro le attrezzature e gli uomini necessari affinché la loro presenza possa essere efficace, li aiutiamo con bobcat, piccole ruspe, i nostri compattatori. Lavoriamo in sinergia, però non conosco le ragioni e i motivi per cui vi è stato questo particolare impegno.

Per quanto riguarda l'impianto di termovalorizzazione dei rifiuti di Napoli est, questo compare per la prima volta nella normativa nazionale nell'anno 2008 con il decreto n. 90. In precedenza non era previsto un impianto sul suolo del comune di Napoli. Nel 2008 compare la necessità di realizzare questo impianto in accompagnamento a quelli di Salerno, Santa Maria la Fossa e di Acerra. Quest'ultima in costruzione, Santa Maria precedentemente pianificato, Salerno e Napoli entrano nella normativa nell'anno 2008.
A febbraio del 2009 firmiamo come ASIA con il sottosegretario nonché commissario straordinario, dottor Guido Bertolaso, un accordo, nel quale si prevede che ASIA è il soggetto idoneo a svolgere le funzioni di stazione appaltante e di progettazione, costruzione e gestione dell'impianto per tramite di un percorso attraverso il quale ASIA avrebbe dovuto individuare un partner industriale dotato delle competenze tecniche per costruire e cogestire insieme ad ASIA l'impianto.

ASIA costituisce la società veicolo chiamata NEAM, da privatizzare al 49 per cento a esito di gara, allestisce il gruppo dei massimi esperti italiani del settore per redigere il progetto preliminare e affida a studi professionali di altissimo livello della città di Napoli la redazione della parte giuridico-legale del bando. Chiediamo alla regione Campania, ma prevalentemente al commissario - nell'accordo era previsto che il suolo su cui avrebbe dovuto sorgere l'impianto doveva essere messo a disposizione dal commissario Bertolaso - e l'area risulta nel territorio del comune di Napoli ma di proprietà della regione Campania, area dell'ex depuratore.
A questo punto insistiamo per avere l'area perché, avendo redatto nella loro completezza i documenti di gara, non possiamo bandire perché non abbiamo la disponibilità dell'area e io non posso chiedere al mercato di venire a costruire un impianto a Napoli quando non so dirgli dove, ovvero so localizzarlo, ma non posso dargli l'area per cominciare i lavori.

La regione Campania delibera l'attribuzione in diritto di superficie al comune di Napoli dell'area di sua proprietà il 4 agosto 2010, ma subordina la sottoscrizione del contratto di diritto di superficie alla sottoscrizione di un accordo di programma tra comune, provincia e regione, con cui le istituzioni del territorio si convenzionano circa la reale volontà di costruire l'impianto. Il protocollo di intesa, poi diventato accordo di programma, prende forma nel mese di novembre del 2010 ed è firmato il 22 novembre 2010.

Il 26 novembre 2010 il Governo adotta il decreto 196, che prevede la nomina di commissari straordinari, uno di questi è commissario straordinario di nomina regionale, per la realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione di Napoli est individuato con decreto come stazione appaltante. Non si dice nel decreto che il commissario supplisce, supera e cancella quanto precedentemente fatto; si precisa, anzi, nel decreto «fatti salvi gli atti amministrativi precedentemente posti in essere». L'attesa di ASIA è che il commissario, come fu detto nella riunione che ho citato, il 4 gennaio 2011 a Palazzo Chigi - il sindaco Iervolino chiese se il commissario arrivava per facilitare il percorso o per cancellarlo e supplirlo e le fu risposto che veniva per facilitare il percorso già avviato - procedesse all'individuazione del partner privato, lui con gara, da offrire ad ASIA per proseguire nel processo di progettazione, costruzione e gestione di impianto.

In realtà, questo non è avvenuto, il commissario ci ha chiesto tutti gli atti che avevamo precedentemente redatto, glieli abbiamo trasferiti, non ci ha mai convocato né consultato e ha proceduto alla pubblicazione del bando il giorno 15 aprile 2011, quando il 12 aprile 2011 la regione Campania ha unilateralmente revocato l'accordo di programma sottoscritto con il comune di Napoli e con la provincia e ha attribuito l'area oggetto dell'intervento non più al comune, ma alla disponibilità del commissario, cosicché il commissario, in virtù della delibera assunta il 12 aprile, il 14 aprile ha potuto pubblicare il bando, che è in esecuzione.

Ovviamente, ASIA si intende lesa nelle proprie prerogative perché non è intervenuta nessuna norma che cancella la responsabilità di ASIA nel procedimento. È l'unico impianto d'Italia che sarebbe realizzato con l'esclusione della partecipazione del comune alle fasi di progettazione, costruzione e gestione. Per tramite delle proprie municipalizzate in questo momento si sta costruendo l'impianto di Torino e lo costruisce una società del comune in cui questo stesso ha il 51 per cento; sono pianificati impianti a Firenze, Genova e Milano, tutti realizzati da società come ASIA, di cui i comuni hanno la maggioranza assoluta del capitale.

Nel caso di Napoli, invece, ASIA e il comune di Napoli sarebbero totalmente esclusi perché il bando scelto dal commissario è cosiddetto di project financing, prevede un'offerta da parte di un soggetto che si candida a fare la progettazione esecutiva, la costruzione e la gestione per concessione per venti anni dell'impianto. Il suo capitale di rischio sarà remunerato dai proventi da conferimento di rifiuti e da cessione dell'energia elettrica prodotta sovvenzionata CIP6 al gestore del sistema elettrico nazionale.

Il danno che ne riceve ASIA, e quindi il comune di Napoli, per mancati guadagni è quantificato in 540 milioni di euro. Il comune di Napoli si troverebbe a pagare una tariffa, così è previsto nel bando, di 93 euro a tonnellata avendo sul suo territorio un impianto di termovalorizzazione che genererà utili netti per circa 75 milioni di euro l'anno. Il comune di Napoli avrà un ristoro ambientale, cioè una compensazione per il disagio di avere in casa un impianto di questo tipo, di 5,27 euro a tonnellata, il che si tradurrà in uno sconto: 93 euro a tonnellata è il valore del rifiuto conferito, meno 5 che è lo sconto, il comune di Napoli pagherà 88 euro la tonnellata i rifiuti, esattamente quello che spende oggi mandando i rifiuti negli STIR o nelle discariche, per cui si troverebbe ad avere sul proprio territorio un impianto che ha un impatto ambientale innegabile, lo alimenterebbe con combustibile prodotto dai cittadini napoletani e pagherebbe per questo 88 euro a tonnellata senza avere alcun altro vantaggio.

Nel comune di Torino l'impianto gemello che sarà realizzato con le stesse caratteristiche dalla società TRM, di cui il comune di Torino ha il 51 per cento e il 49 per cento lo ha aggiudicato un consorzio privato che ha vinto la gara e quindi collaborerà alla progettazione, costruzione e gestione, incasserà circa 35 milioni di euro all'anno di utili.

DANIELA MAZZUCONI. Conosce il costo per tonnellata?

DANIELE FORTINICredo che sia di 91 euro. Di norma quando si tiene una tariffa di queste dimensioni è perché il comune paga ma le risorse gli rientrano come quota parte dei dividendi.
Per l'impianto di Acerra la tariffa di conferimento era di 51 euro a tonnellata, ma a quello che sappiamo, in virtù degli accordi intercorsi nelle ultime settimane per favorire l'uso di Acerra per tutti gli STIR della regione Campania, riteniamo, almeno per le nostre conoscenze, che in questo momento la tariffa di accesso ad Acerra sia zero, per cui i comuni che conferiscono i rifiuti ad Acerra non pagano nessuna tariffa.

Questo si può comprendere perché i proventi della gestione dell'impianto determinati dalla cessione di energia elettrica al gestore del sistema elettrico nazionale sono molto elevati, quindi potranno esserci dei rallentamenti nel procedimento. Io me lo auguro - devo dire così? - perché spero che il TAR presso il quale abbiamo frapposto ricorso rispetto agli intendimenti del commissario straordinario si pronunci in favore della sospensiva del bando e che il comune, una volta reinsediata l'amministrazione comunale di qui a quindici giorni, abbia la facoltà di sedersi al tavolo con la regione e la provincia e rinegoziare le proprie prerogative. Devo, quindi, augurarmi che il TAR dia ragione alle nostre rimostranze e che possa esservi una nuova fase di collaborazione istituzionale che possa favorire la tutela degli interessi del comune di Napoli.

Per quanto riguarda Acerra, allo stato delle mie conoscenze è un impianto progettato e costruito prevalentemente nella ricerca della massima efficienza nella produzione di energia elettrica, a servizio del ciclo integrato dei rifiuti, ma il cui compito fondamentale non è lo smaltimento, ma utilizzare i rifiuti ai fini della produzione di energia elettrica, impianto molto diverso da quelli che abbiamo nel nostro Paese, segnatamente Brescia, Milano, Bologna, Ferrara, nati per compiere prevalentemente la missione di smaltire i rifiuti.

Nell'impianto di Acerra deve andare un combustibile raffinato, una volta si chiamava CDR, adesso la normativa lo chiama CSS, da cui sia estratta la parte organica. Del totale dei rifiuti prodotti nella giornata, Acerra può accogliere il 60 per cento dopo il trattamento, per cui un 40 per cento resta permanentemente da smaltire altrove.

DANIELA MAZZUCONI. Visto che lei è una delle persone più esperte in Italia sull'argomento, alla fine il costo industriale per tonnellata di rifiuti con un impianto così è notevolmente più alto di quello di Brescia, Milano e così via: c'è, quindi, un problema anche di utilizzo di denaro pubblico, di richieste ai cittadini di esborsi molto più alti, o no?

DANIELE FORTINI Non necessariamente. Questo tipo di impianti, dal punto di vista dei costi di costruzione e anche operativi gestionali, non ha in modo significativo un differenziale rispetto agli impianti similari. Ovviamente, questo vale quando parliamo della macchina, dell'equipaggiamento. È evidente che la fase di preparazione del materiale ha un costo aggiuntivo.
In Campania attualmente la fase di tritovagliatura dei rifiuti a tariffa costa 34,8 euro a tonnellata, ma senza la biostabilizzazione. Quando si dovrà fare anche la gestione degli impianti di biostabilizzazione l'incremento di costo sarà di circa 18-20 euro a tonnellata, per cui si spenderanno molti soldi per preparare il materiale utile all'incenerimento.

DANIELA MAZZUCONI. È il modello scelto che è abbastanza assurdo in una realtà con quei problemi. A Brescia l'altra settimana l'amministratore delegato ci ha detto che il costo è 85 euro a tonnellata tutto compreso. Qui ne abbiamo 93 più il pretrattamento più la biostabilizzazione: è un bel business.

DANIELE FORTINI Bisogna tenere conto che, come generalmente tutti quelli d'Italia, per il comune di Brescia la tariffa non è quella, è molto più bassa, paga di più chi l'impianto non ce l'ha e i rifiuti li conferisce. Quindi, 85 è la tariffa media, il costo per il comune di Brescia credo che sia al di sotto dei 60 euro a tonnellata.
Detto questo, non vi è dubbio che le cose stanno come lei dice, senatrice, tant'è che l'impianto di Napoli est è progettato non come l'impianto di Acerra, ma come quello di Brescia, per ricevere rifiuti dai quali si siano estratte tutte le frazioni riciclabili a monte e che a valle tutto il rifiuto urbano un residuo sia direttamente trattato nell'impianto senza preventivo trattamento: un ciclo più efficiente che, ovviamente, darà dei risultati in termini di produzione di energia elettrica netta inferiore rispetto a quelli di Acerra. Tuttavia, dal punto di vista del compito che gli è assegnato, cioè smaltire i rifiuti, sarà sicuramente più efficace di quanto non lo sia il modello a suo tempo pensato per Acerra.
L'impianto di Napoli è progettato così; lo stesso, se non vado errato - non conosco il progetto - era per quanto riguardava l'impianto di Salerno, mentre il quinto della Campania, quello pianificato per Giugliano, è un impianto nel quale dovrebbero essere allocate e smaltite circa 8 milioni di ecoballe ancora giacenti sul suolo della Campania.

Per quanto riguarda i trasporti, confermo la nostra massima preoccupazione. Come ASIA gli unici servizi di trasporto che acquistiamo sul mercato sono riferiti all'evacuazione delle 24.000 tonnellate all'anno di rifiuti organici derivati dalla raccolta differenziata. Non abbiamo impianti di compostaggio, dobbiamo trasferire a grande distanza. Normalmente, facciamo gare dalle quali riceviamo offerte per il servizio di trasporto e smaltimento. Se facessimo soltanto le gare per lo smaltimento, cioè impianti italiani disponibili a ricevere i nostri rifiuti, non avremmo offerte perché gli impianti italiani che hanno possibilità di ricevere questo tipo di rifiuti dalle regioni sofferenti cedono le quote di accesso all'impianto al mercato dei trasportatori, per cui di fatto non si può trattare direttamente con l'impianto a seguito di gara, ma si deve assolutamente passare per le società di trasporto.

Questo è quello che accade anche nelle manifestazioni di interesse bandite dalla società provinciale di Napoli, che chiede appunto i servizi di trasporto e smaltimento. Ovviamente, il prezzo di trasporto e smaltimento talvolta è chiuso, talvolta «splittato», cioè si sa a quanto ammonta la componente trasporto. Tuttavia, possiamo dire che il sistema non è proprio trasparente e su questo credo che ogni genere di preoccupazione sia, purtroppo, legittima.

Ci siamo resi conto nel corso di questi anni che sul settore dei trasporti effettivamente si aprono delle zone d'ombra rispetto alle quali reagiamo sempre cancellando le gare. Quando ci rendiamo conto che ci sono degli elementi che non ci convincono, cancelliamo le gare e magari ribandiamo, però è una dinamica molto faticosa.

Stiamo gestendo noi cava Sari. Ormai è una discarica in esaurimento. Alla fine del mese di settembre saranno terminate anche le ultime 40.000 tonnellate che vi possono essere allocate. È una discarica che dalle analisi e dalle rilevazioni geognostiche, biologiche, aerometriche, ha dato sempre riscontro negativo: né in falda, né in profondità, né nelle aree contermini si sono generati problemi di inquinamento. La discarica è permanentemente monitorata dalla Università «Federico II», con i cui laboratori di ingegneria sanitaria e di geofisica abbiamo rapporti permanenti; è monitorata, ovviamente, dall'ARPAC, dalle ASL, dai noi e da quant'altri. Fino a questo momento non abbiamo rilevato anomalie e siamo certi che non potranno essere rilevati, per le condizioni in cui la discarica è stata progettata e gestita, problemi di inquinamento dell'ambiente.

Un problema vero attiene al fatto che, a seconda dei periodi dell'anno, le coperture giornaliere dei rifiuti con terreno vegetale talvolta non sono ordinate: può essere che l'azienda di trasporto che forniva il terreno vegetale sia stata interdetta e che quindi si debba ribandire la gara. Si ha una scorta di questi terreni sulla discarica per i momenti di difficoltà, ma può essere sufficiente per un giorno o due. Se accade che finiscano le scorte, quel giorno non si avrà la possibilità di coprire i rifiuti come si dovrebbe e quindi le esalazioni moleste si sentono e i cittadini si arrabbiano, ma non sono strutturali né rilevatrici di un incombente inquinamento, e non sono continue.
Ovviamente, abbiamo detto alla società provinciale che la discarica cava Sari può avere una vita anche più breve e, dal mio punto di vista, sosterrei questa tesi: ai ritmi attuali di conferimento che riguardano i diciotto comuni dell'area vesuviana, che conferiscono 360 tonnellate al giorno, ce ne sono 40.000 ancora di disponibilità, così arrivando alla fine di settembre. Se queste 360 tonnellate diventassero 600 al giorno, facendo un po' da polmone per il comune di Napoli, ovvero per la provincia, la vita della discarica si abbrevierebbe. Se la discarica fosse chiusa alla metà del mese di luglio, evitando quindi durante l'estate il trasporto dei rifiuti, i camion, i gabbiani e quant'altro, e fosse da quel momento iniziato il processo di bonifica e di messa in sicurezza, la cosa sarebbe dal mio punto di vista assolutamente più efficace di quanto invece il tenerla ancora in vita.

Quanto alla raccolta differenziata, il comune di Napoli a oggi riesce, nonostante l'emergenza, a raccogliere mensilmente il 18 per cento del totale dei rifiuti prodotti; nell'anno 2010 sono state 98.000 le tonnellate estratte dalle 550.000 prodotte nell'anno; nel 2009 le cose erano andate meglio, 110.000 tonnellate a fronte di 150.000 prodotte, eravamo ormai alla soglia del 20 per cento. Stiamo andando indietro perché è ben comprensibile che quando c'è un grande cumulo di rifiuti che non si sa come trattare per accompagnare in discarica o a trattamento si vada con le ruspe, come stanno andando adesso anche i militari, si carichi il camion e si porti via. Ovviamente, lì c'è cartone, vetro, plastica, c'è tutto materiale riciclabile che invece va in discarica, per cui il primo elemento che inibisce lo sviluppo della raccolta differenziata è quello di una corretta gestione e tenuta del ciclo.

Infine, vorrei fare una segnalazione all'attenzione della Commissione. Le condizioni economiche del ciclo integrato dei rifiuti sono disastrose in Campania: le risorse economiche necessarie a sostenere un ciclo tanto fragile, tanto rigido e così tanto inefficiente sono ingentissime. La tassa che pagano i cittadini di Napoli e della Campania è la più elevata d'Italia. Lo dico da presidente della Federambiente e conosco quello che accade altrove. Nel contempo i rifiuti stanno a terra. Questa inefficienza sta divorando una quantità di denaro pubblico impressionante che va in direzioni che non consentono la soluzione del problema.

Fino a oggi la società provinciale dall'inizio dell'anno ha speso 35 milioni di euro per portare la frazione organica non stabilizzata dei rifiuti nelle discariche delle altre regioni. L'incidenza del costo dei trasporti è impressionante: 160 euro a tonnellata, ad esempio, per portare i rifiuti organici da raccolta differenziata agli impianti di compostaggio in Veneto o in Piemonte. Se avessimo l'impianto domestico di prossimità nella regione Campania avremmo un costo per ricavare il compost da quei rifiuti di 45 euro a tonnellata. Lo spreco, dunque, è impressionante e il sistema, per come vedo la situazione nel comune di Napoli, ha raggiunto una soglia di insostenibilità acutissima.

I comuni non pagano i gestori dei servizi, che non pagano i loro fornitori e oltre una certa soglia il sistema si espone pesantissimamente a ricatti di forze che non appartengono al mondo della legalità. Quando un fornitore deve avere dopo 4-500 giorni il saldo delle fatture e le banche non gli fanno più credito perché è passato un anno e mezzo o due anni dal momento in cui la fattura è scaduta e l'ente pubblico non gliela paga, quell'imprenditore, quel fornitore sono molto esposti al rischio del fallimento, del richiamo di qualche sirena che non è proprio quella dei carabinieri, ma quelle che rischiano di esporlo a gravi reati.

Questa fragilità si sta acuendo negli ultimi mesi. È diventata molto violenta e la paura di un cedimento precipitoso del sistema è oggi la mia prima preoccupazione. Insieme a quella di rimuovere i rifiuti dalle strade la mia prima preoccupazione è quella di mantenere l'azienda nelle condizioni di solvibilità verso i propri creditori a fronte di una incapacità di generare risorse bastevoli per pareggiare i conti. In buona sostanza, dobbiamo avere come azienda 192 milioni di euro dal comune di Napoli per pagamenti non effettuati, dare a banche e creditori la stessa somma e non l'abbiamo perché il comune non è in grado di saldarci i suoi debiti e noi non siamo in grado di saldarli ai nostri fornitori.

Corriamo il pericolo che da un momento all'altro la società di trasporti che ci aiuta nell'evacuazione della frazione organica dei rifiuti smetta di fornirci il servizio, per cui avremmo rifiuti raccolti in modo differenziato dalle famiglie, dalle utenze, che non potremmo mandare negli impianti di compostaggio perché non abbiamo il servizio perché non abbiamo pagato i fornitori, mentre allo stesso tempo non possiamo trattenerli sulle strade perché dopo 48 ore questo diventa un reato per procurato rischio sanitario, e quindi ci troveremmo nella condizione drammatica che ugualmente è contra legem di prendere quei frutti e metterli a discarica. È chiaro che così il sistema impazzisce e la precipitazione può essere veramente fragorosa.

DANIELA MAZZUCONI. Qual è il livello di copertura assicurato dal pagamento dei cittadini?

DANIELE FORTINI Nel comune di Napoli il prelievo contributivo da parte del Comune, in osservanza alla norma ovviamente, deve essere del 100 per cento del costo del servizio. Questo significa che il comune di Napoli a bilancio ha 170 milioni di euro l'anno IVA inclusa per la gestione dei servizi di spazzamento, igiene urbana, raccolta e trasporto dei rifiuti e circa 40 milioni di euro per il trattamento e smaltimento, quindi complessivamente sono 210 milioni di euro che il comune chiede ai cittadini nella bolletta trasmessa alle famiglie.

Entro il primo anno si incassa il 50 per cento di quanto richiesto; il secondo anno si incassa il 15 per cento della somma originaria; il terzo anno intorno a un 3-4 per cento, motivo per cui nei cinque anni in cui il comune può esigere il saldo della cartella esattoriale si raggiunge mediamente il 72-73 per cento di quanto richiesto in origine, così ogni anno il comune accumula debiti, per 192 milioni di euro fino a oggi, perché non li incassa dai cittadini, non li mette a disposizione del gestore del servizio e così via.

DANIELA MAZZUCONI. Non è finito una volta sola, ogni anno ricomincia il giro di cui parlava, questo è il problema.

DANIELE FORTINI Esattamente, finché il ciclo non diventa virtuoso e lo diventa soltanto in un modo, se posso esprimermi così: come lo è diventato in Emilia-Romagna, in Toscana, in Lombardia e in Veneto, realizzando impianti di valorizzazione dei rifiuti e con quello che si ricava dalla cessione di energia elettrica guadagnando quanto necessario per fronteggiare lo sviluppo della raccolta differenziata e il riciclo di materia.

ALESSANDRO BRATTI
. È credibile che si parli di percentuali attorno al 43 per cento di raccolta differenziata nel 2010? Sono dati forniti dal ministro. Abbiamo fatto anche un'interrogazione, ma siamo rimasti molto perplessi. Anche stamattina mi hanno detto che lo stesso assessore regionale ha ribadito che il dato di percentuale di raccolta differenziata in Campania si è sviluppato dal 40 per cento del 2009 al 43 per cento del 2010. Io ho fatto la verifica dei dati ufficiali al 2009 di ARPAC e non mi risulta più del 23-24 per cento. Vorrei sapere la sua opinione.

L'altra cosa che mi interessa capire è se in questi anni avete avuto dei segnali, particolarmente nel settore della raccolta e dei trasporti all'interno dell'azienda, che indichino una diminuzione della pressione della malavita organizzata. Era, infatti, stato documentato che c'è sempre stata una presenza costante per cui si rende necessario tenere alta la guardia, avere gli anticorpi sviluppati per cercare di contrastarla? Oppure c'è stato un calo e poi una ripresa? Oppure ci sono delle riprese solo in momenti particolari?

DANIELE FORTINI Il dato veicolato del 43 per cento di raccolta differenziata non è veritiero per il semplice fatto che la regione Campania produce 2,6 milioni di tonnellate di rifiuti urbani residui all'anno. Se la raccolta differenziata fosse nel 2010 del 43 per cento, vorrebbe dire che 1 milione di tonnellate se ne sono andate al riciclo, e quindi negli impianti della Campania sarebbero state smaltite 1,6 milioni di tonnellate. In realtà, negli impianti della Campania sono state smaltite 2,1 milioni di tonnellate di rifiuti.

D'altra parte, il conto dello smaltimento è molto semplice perché i rifiuti si portano all'impianto, che sia uno STIR, una discarica o altro, esiste una pesa all'ingresso, i rifiuti vengono pesati e si sa quanti ne sono stati smaltiti. Nel 2010 sono stati smaltiti circa 2,1 milioni di tonnellate, quindi la raccolta differenziata è di 500.000 tonnellate, intorno al 20-22 per cento del totale, ed essa è inviata fuori dalla regione alle piattaforme di riciclaggio. Questo è il dato vero ed è immediatamente riscontrabile, non è una suggestione o un'opinione, basta fare il conto di quanti sono stati prodotti di rifiuti e di quanti ne sono stati smaltiti negli impianti della Campania.

Per quanto riguarda condizionamenti di tipo opaco nella nostra iniziativa, devo dire che, effettivamente, abbiamo incontrato una vicenda della quale non avevamo assolutamente cognizione e che si è rivelata molto cruenta. Non posso dire, le indagini sono in corso, se può essere ascritta questa vicenda all'ambito della grande criminalità. Posso dire che a un certo punto, quando sono arrivato a Napoli, nel 2008, vi era un subappalto di ASIA per la raccolta rifiuti nella città affidato a una società privata con sede legale in Venezia e che impegnava circa 582 lavoratori nella raccolta dei rifiuti in una porzione di 400.000 abitanti serviti.

Era un appalto del 2005 che sarebbe andato a scadenza alla fine del 2008. Il mio intendimento era rimuovere, per ragioni industriali, gestionali, non per altro interesse, quella gestione riportando alla gestione diretta della società tutto il ciclo della raccolta nella città di Napoli, e quindi, ancorché per passi graduali, togliere questo elemento che condizionava non poco l'azienda. Quando, infatti, esiste un privato che gestisce un tuo appalto che ha 482 lavoratori e incassa 32 milioni di euro all'anno, è evidente che esercita un potere di condizionamento molto forte sulla stazione appaltante. Il mio intendimento è stato quelli di quello di frazionare in lotti l'appalto recuperandone una quota alla gestione diretta di ASIA per 100.000 abitanti e frazionare in cinque lotti quello che prima era un unico lotto dando la possibilità al mercato di non potersene aggiudicare più di due, di conseguenza impedendo a quello che veniva estromesso di poterli avere tutti quanti.
La gara ha avuto esito positivo, per cui un'impresa di Savona e una di Genova si sono aggiudicate i cinque lotti per meno di 300.000 abitanti; 100.000, quindi, li abbiamo requisiti. L'appalto scade il 31 dicembre 2011, e quindi dal 1o gennaio 2012 ASIA gestirà interamente i servizi di raccolta nella città di Napoli.

DANIELA MAZZUCONI. Con quanti dipendenti?

DANIELE FORTINI Attualmente abbiamo 2.230 dipendenti diretti in ASIA e ce ne sono 330 negli appalti. Sono scesi, quindi, a 330 e alla fine dell'anno negli appalti non ci sarà nessuno.
Vorrei sottolineare che da tre anni ASIA non copre il turnover, e quindi abbiamo perduto, se così si può dire - io parlo di alleggerimento di costi - 75-80 addetti all'anno negli ultimi tre anni.

PRESIDENTE. La domanda era collegata alla presenza di infiltrazioni mafiose. Lei ci ha descritto una situazione di gestione di dipendenti perché questo, per qualche ragione, era collegata alla presenza di fatti di mafia? Se vuole, secretiamo.

DANIELE FORTINI Sono tutte cose che hanno evidenza pubblica: questa società ha ricevuto un'informativa della prefettura antimafia, non un'interdittiva, e alcuni suoi responsabili sono attualmente indagati, due persone sono trattenute in custodia cautelare dall'autorità giudiziaria, il capo cantiere e un suo parente. Di questa società, quindi, che noi abbiamo estromesso semplicemente a fini logistico-organizzativi industriali di nostro interesse, il riverbero della reazione per aver perduto un appalto di quelle dimensioni nella città di Napoli è stato tale da avere camion incendiati, ciò di cui avete avuto cognizione per le notizie di stampa, 50 camion distrutti, minacce e ogni sorta di pressione. Probabilmente, il desiderio era quello di permanere dentro la città di Napoli. Questo non è accaduto e credo che l'iniziativa della magistratura che ha aperto un'indagine, che pare essere molto efficace, abbia contribuito a risolvere in nuce il problema.

PRESIDENTE. Sostanzialmente, dai dati che ci ha fornito la costruzione dei termovalorizzatori mi pare ancora in alto mare, visto che ci sono anche delle controversie giudiziarie o comunque in corso; le discariche mi pare che in due mesi e mezzo circa potrebbero essere esaurite; ancora non si è fatto nulla per rendere adatte le cave con l'impermeabilizzazione e così via; lei ha fatto un cenno a delle sirene che non sono quelle dei carabinieri. La domanda sarebbe questa: visto che i tempi per la costruzione di termovalorizzatori sono lunghi, serviranno anni prima che siano pronti, che le discariche tendono a esaurirsi, che in queste situazioni il sistema può crollare e ci sono altri che potrebbero ereditare il sistema crollato, nel senso che se non funziona quello legale funziona quello illegale, che tipo di valutazione può fare lei, di previsione, di suggerimento per affrontare domani la situazione? Mi pare che non ci siano, almeno da quello che lei ha riferito, vie di uscita. Non ci sono discariche, non ci sono i termovalorizzatori, ci sono altissimi costi di trasporto in altre regioni, esiste un debito del comune che mi pare stratosferico e in aumento. Esiste una via d'uscita a suo giudizio? Qual è il tipo di proposta che potrebbe fare al Parlamento?

DANIELE FORTINI
Se posso permettermi, credo che sia necessario mettere il territorio in sicurezza rispetto alla presenza dei rifiuti per un tempo almeno sufficiente a creare gli impianti di biostabilizzazione negli STIR attuali e consentire l'uso delle cave ai fini dell'allocazione di materiale non inquinante. Per fare questo sono necessari non più di un mese di tempo per svuotare gli STIR, due mesi di tempo per allestire gli impianti di biostabilizzazione; i rifiuti, una volta collocati alla biostabilizzazione, hanno bisogno di almeno un mese di giacenza per perdere l'umidità, essiccarsi e quant'altro. In quattro mesi ci si può portare alla condizione di avere il materiale biostabilizzato da sistemare nelle cave.

Ovviamente, per liberare gli STIR dalle circa 70.000 tonnellate collocate tra Caivano, Giugliano e Tufino, nella provincia di Napoli, se pensiamo a un trasporto fuori regione, il costo per tonnellata e di circa 200 euro, in un tempo ovviamente molto più lungo di quattro mesi. La necessità sarebbe quella, a mio giudizio, di validare o recuperare proprio il decreto che il Governo aveva attuato prevedendo le discariche, magari non nel Parco del Vesuvio, ma di quelle previste almeno una realizzarla; se, come suggerisce il procuratore Lepore, debba essere nel Sannio o in Irpinia, io non posso dirlo, questo attiene alle responsabilità della regione Campania, tuttavia almeno una discarica, come si è detto e sottolineato il 4 gennaio, da un milione di tonnellate va prevista. Questa deve consentire di fare le lavorazioni suggerite, ossia la discarica non per buttarci dentro il tal quale, non fare niente e aspettare che sia esaurita per tornare un'altra volta a riportare i rifiuti fuori, ma una discarica dove si mette il tal quale perché ci si dà un programma e si dice entro che quattro mesi si è in grado di produrre il biostabilizzato da frazione organica. Bisogna poter usare le cave non come discariche, ma come luogo da risanare attraverso un prodotto naturale che è la frazione organica biostabilizzata dei rifiuti.
Nell'arco di cinque o sei mesi, se vi è la volontà politica, ovviamente, la convergenza istituzionale - le capacità e le professionalità tecniche in Campania ci sono tutte - sarebbe possibile riuscire a farlo. Io non ho una visione disperata, signor presidente, però devo dire che tutti gli elementi in campo a oggi giustificano il più acuto pessimismo rispetto alla possibilità che nell'arco di pochi mesi possano essere messi in sequenza quegli accadimenti giudiziosi che potrebbero evitare un nuovo disastro.

PRESIDENTE
. La ringraziamo tantissimo e con queste parole di speranze dichiaro conclusa la seduta.
La seduta termina alle 15,30.

 

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